Un Festival di Sanremo visto comodamente dal divano di casa. Ce lo racconta Fabio Fiume

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Un Festival di Sanremo visto comodamente dal divano di casa

di: Fabio Fiume

 

Ed inizia un nuovo Festival di Sanremo! Anche quest’anno la kermesse musicale più popolare d’Italia, ( dove popolare non sta per dispregiativo, come subito bacchetta con convinzione un Fazio seduto sul palco e decisamente sciolto ) si snoda in 5 serate; Cinque sere per conoscere alla fine la canzone regina, che ci accompagnerà per i prossimi mesi e che quest’anno vengono aperte dall’omaggio a Verdi, riproponendo per mezzo della voce del coro dell’Arena di Verona e la direzione di Mauro Pagani l’importante ed emozionale “Va pensiero”. Poi arriva la principessa Littizzetto, in carrozza come Cenerentola e con saluto composto alla gente, stile regina Elisabetta; snocciola la letterina a San Remo ( inteso il santo che non esiste ) e come da solito la sua irriverenza è sempre meritevole di interesse, sia di chi si bea e ride, che di chi aspetta il passo falso, la parolaccia di troppo, la violazione della benedetta, ma anche “rompicoglioni” par condicio! Ops, la parolaccia è scappata a noi!

Si parte comunque con la gara e come ormai è noto quest’anno i big presentano due brani ciascuno ed è il pubblico a scegliere con quale vanno avanti. Rompere il ghiaccio spetta a Marco Mengoni, ripulito da pettinature strane che propone “L’essenziale”, brano discreto in cui rinuncia a fare il Mengoni vocalizzante; essenziale è difatti anche l’arrangiamento e l’interpretazione, posata, matura. Non eccelle, ma è senz’altro gradevole ( Sei 1/2 ). Il secondo pezzo si intitola “Bellissimo”, ma di bellissimo a primo ascolto ci verrebbe da dire che non ha granchè. Non è il brano della vita insomma, nonostante cotante firme. Anche qui Marco non spinge, ma riesce meritevolmente a non cadere in “Nanninizzazioni” interpretative. Non è così immediata come di solito sa essere la Nannini, soprattutto combinata autorevolmente a Pacifico, ma c’è da dire che quando Gianna “dona” brani ad altri non sono mai granchè ( 6= ). Passa “L’esseziale” e ci abbiamo azzeccato. Sale in cattedra poi un dimagritissimo Raphael Gualazzi che come primo pezzo presenta  “Senza ritegno”, dal bel testo e proposta non coraggiosa ma contagiosa. Prova vocale che prova letteralmente Raphael con fiati difficili da risparmiare, ma superata abbastanza agevolmente. Interviene anche il grande Fabrizio Bosso alla tromba. Molto piacevole. ( 7+). E poi è la volta di “Sai ( ci basta un sogno )” dai toni blueseggianti nell’inciso e con un emozionale il cantato, sporco come le belle voci del jazz ed anche del blues sanno essere con note spezzate. Musicalmente valida, con aperture melodiche intense e trasportatrici. ( 8 ). Anche qui riazzecchiamo ed il pubblico e la giuria mandano avanti la seconda proposta. Torna poi a Sanremo uno dei suoi figli degli anni 90, ovvero Daniele Silvestri con “A bocca chiusa”, in cui l’accompagnamento leggero,  leggero entra dopo oltre 2 minuti; la canzone in romanesco di Daniele ha del geniale, come spesso del resto ci ha abituati. Forse difficile pensare ad un successo “commerciale”, ma certe volte chi se ne frega!( 7 ). Siuramente più in linea con il Silvestri più simpaticone “Il bisogno di te” . L’intonazione è sempre abbastanza precaria, ma anche questa non è mai stata una peculiarità di Silvestri. Qualche impressione corale made in 70’s. Buona comunque anche questa .( 7 ). Per noi potrebbe passare qualsiasi dei due brani, senza togliere verve alla presenza dell’artista, ma Daniele preferisce “A bocca chiusa” ed i risultati lo accontentano. Bellissima torna a Sanremo da big anche Simona Molinari, che si fa accompagnare dal crooner in ascesa Peter Cincotti. In  “Dr Jeckill & Mr Hyde” c’è swing davvero. Si sente Luttazzi ( che ne era l’autore ) in ogni piccola sfumatura. Cincotti non canta molto ma regala un attimo di virtuosismi al piano. Leggera come solo la buona musica sa essere.( 7+). I due propongono poi “La felicità” che è nel perfetto stile della Molinari, riferendoci al precedente lavoro in cui convivevano ambientazioni tra anni 40, 50 e l’amore per il jazz e lo swing. C’è anche un filo di elettronica, che rende il brano potente per le radio.( 7 ). Faremmo passare di misura il primo pezzo, ma le giurie quest’anno sono inclementi con i grani autori e dopo la Nannini, fanno fuori anche Luttazzi e Simona passa con la sua “La felicità”. Ed arriva il monologo comico attesissimo di Maurizio Crozza; 45 minuti un po’ lunghi a dire il vero, se si conta che al fine si sono esibiti sonolo 4 cantanti, che saranno già andati in pellegrinaggio scalzi ad Arma di Taggia, per ringraziare di esser capitati prima. E Crozza canna l’uscita, vestendosi da Berlusconi, cantando con l’orchestra un brano politicamente avverso e beccandosi qualche frase sensata, tipo “fuori la politica dal Festival” in mezzo a più insensati fischi ed insulti. Insensati perhè era chiaro che il Festival non avrebbe mai concesso uno spazio così di parte e che il monologo avrebbe senz’altro cambiato corrente in breve. E difatti dopo il Berlusca, ma più che altro dopo un triplice intervento di Fazio, per salvare Maurizio dalla voglia di andare via e dalla bocca impastata, l’intervento si sposta dapprima su Bersani, poi su Ingroia ed infine su Montezemolo, con cui strappa pure larghi appalusi alla fine che per poco non si commuove. Sicuramente in quei 5 minuti di stop al monologo e via al lancio dei pernacchi, il comico genovese avrbbe preferito si aprisse una botola sul palco e lo risucchiasse. Fazio pontifica poi a conclusione sul giusto e sbagliato, la rava e la fava, costringendo tutto ad un paio di ceffi tra il pubblico non nuovi a queste insurrezioni e quindi allontanati prontamente dai servizi di sicurezza Rai. Ma se così soliti noti, possibile che tale sicurezza non li conoscesse già?  Riprende le gara ed i  Marta sui Tubi con il primo brano “Dispari” sembrano davvero una presenza dispari in mezzo ad un gruppo di numeri pari. Musicalmente il pezzo è curioso, variopinto, con passaggi di arrangiamento da una cosa all’altra talmente veloci che quasi appaiono impossibili da seguire. La forma canzone però dove è? Quella cosa che ti ricordi, che canticchi? (4). Recuperano leggermente con “Vorrei”, sicuramente più canzone della precedente. Bell’arrangiamento d’archi ed un inciso un attimino più memorizzabile. Ma  basta? ( 4 1/2 ). Le sorelle Parodi scendono a premiare il brano dei due che passa il turno, dicono di preferire la prima, ma guardandole in faccia, difficilmente pensiamo che loro domani correranno a comprarsi l’opera omnia dei Marta sui Tubi. Passa comunque “Vorrei” ed il vocalist della band tanto contento non è.

E dopo la politica con Crozza c’è anche l’attualità con il palco che ospita quella coppia di cui tanto si parla, quella si sposerà tra un paio di giorni a New York. E’ una coppia che si sposa, una come un’altra, dove è la notizia? Se c’è amore è sufficiente questo, senza dire altro. Siamo pronti ad accettare questo per sentirci un po’ più grandi? Sarebbe ora. Di rosa acceso guadagna la scena Maria Nazionale, finalmente protagonista da sola all’Ariston a 3 anni di distanza dalla partecipazione con Nino D’Angelo. “Quando non parlo” è un pezzo di Gragnianiello ricco di sfumature; chitarre, archi, melodia. Tutto riporta all’autore partenopeo. La Nazionale canta benissimo, con una voce pura e piena di ghirigori come tradizione partenopea vuole. (6 1/2 ).” E’ colpa mia” è invece firmata Avion Travel e come autori vogliono è molto recitata e tradizional passionale. Perfetta per le corde della cantante, forse non la scosta a sufficienza dalle origini; è comunque positiva anche questa prova.( 6+ ). Passa un po’ a sorpresa ( solo perchè in dialetto ) “E’ colpa mia” e così anche Gragnaniello, come Nannini e Luttazzi va a casa. E’ rimasta solo Chiara da ascoltare ma la poveretta si vede passare avanti in scaletta la festa a Toto Cutugno, l’italiano vero richiamato a Sanremo per accontentare un pubblico che come età magari starà già in fase Rem, tra l’altro. Cutugno è diventato una star in Russia ed è per l’occasione e per ringraziamento accompagnato dal coro russo dell’armata rossa; e noi si pensa ad Anna Oxa a cui in questo momento saranno girate le palpebre e starà schiumando brodo di carne. Toto va via con un non specificato premio alla carriera ed arriva Chiara, l’ultima vincitrice di X Factor, che ormai si esibisce, come data, il secondo giorno di Festival! “L’esperienza dell’amore” scritta dallo Zampaglione Tiromancinesco evidenzia la voce bellissima ed impeccabile della nostra, nonostante una tangibile emozione congelante. Il brano non è radiofonico come la già famosa “Due respiri”, ma difficilmente Tiromancino come autore ma anche interprete lo è. (7=). Sicuramente più mainstream “Il futuro che verrà”, tango moderno, orecchiabile e per questo forse canticchiabile già domani. Non ci sono nemmeno tutte queste assonanze con Bianconi, l’autore del brano, denotando quindi la personalità di Chiara.( 7 ). Baustelle battono Tiromancino in base al risultato e Chiara va in finale con “Il futuro che verrà”. La prima serata di Sanremo finisce qui. Domani, anzi tra poche ore, i giornali parleranno solo del monologo di Crozza e forse dopo qualche etto di pagine in tal senso, qualcuno parlerà di musica.

 

 

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