Un Festival di Sanremo visto comodamente dal divano di casa! – Seconda serata di Fabio Fiume

 

DSC_8027

Alla fine furono fasti anche per l’esordio di questa 63isima edizione del Festival di Sanremo, che sbanca l’auditel e che pare, da statistiche di settore, abbia riavvicinato i giovani all’evento. La seconda serata si apre quindi con meno tensioni, come se si fosse svoltato l’angolo senza incontrare l’uomo nero. Ed è Beppe Fiorello a dare il via alle danze, impersonando il grande Domenico Modugno, uno dei padri dell’Italica canzonetta, che lui portò in alto nel mondo. Non è un caso, ovviamente, visto che sarà Modugno anche nella sua prossima fiction, in onda la settimana entrante e sul successo secondo me, si può far la fila già da adesso alla Snai per scommetterci, senza paura alcuna di cannare. E canta anche Fiorello ed in alcune sfumature sembra davvero di sentire Mimmo; parte l’orchestra con “Vecchio Frack”. Bravo davvero. Sarà anche magari solo un mero spot per la fiction, ma il senso di spettacolo c’è tutto ed è ciò che conta. E da napoletano, ma anche se non lo si fosse, come non sciogliersi dinanzi alla bellezza di “Tu si ‘na cosa grande”? Questa canzone non morirà mai. Non può. Sugli applausi scroscianti e lo sguardo sempre innamorato di Franca, la moglie di Modugno seduta in prima fila, entra Fabio Fazio. Ricordano che “Volare” ha vinto il primo grammy della storia per la musica italiana e non da meno ( guardiamoci in casa ) il Festival di Sanremo del 1958. Modugno indossava allora la stessa giacca che oggi indossa Beppe in proscenio. Corsi e ricorsi storici, ma soprattutto storia della musica italiana. Arriva la Littizzetto, con immancabile ( anche evitabile ) sketch con la bellissima Bar Rafaeli, supermodella di sproporzionate misure e di biondo platinata. Ci credete che conosca davvero Sanremo? Dicono tutte di si, le stiamo credendo. Luciana è comunque in formissima, rilassata come chi ha preso dieci agli scritti e sa che agli orali, a meno che non faccia scena muta, nessuno la boccia. Con lei sul palco inizia la gara ed i primi a guadagnare la scena sono i tanto attesi Modà.

Il primo pezzo presentato è “Se si potesse non morire” e Kekko ( se scrivessi Francesco sulla testa delle fans comparirebbe il punto interrogativo, stile cartone animato ) è visibilmente emozionato. La canzone è delicata, con testo incalzante come spesso la scrittura di Kekko riesce ad essere. Qualcuno twitta che assomiglia a “Non è l’inferno”. Noi si confermerebbe che assomiglia alla scrittura di Kekko. Forse è il pezzo più pop cantato fino ad adesso e colpisce nella sua popolarità. ( 7 ). “Come l’acqua dentro il mare” è l’altro brano, dedicato sena alcun velo alla piccola Gioia, figlia del vocalist ed autore della band, nata l’anno scorso. Dice che “tra il bene ed il male, vince sempre il bene” e noi si vorrebbe fosse davvero sempre così. Kekko quest’anno è meno irruente e più delicato. Ne giova il suo cantato ed il senso di intimità della canzone. ( 7 ).

Eleonora Pedron e suo figlio, emmh pardon compagno, Max Biaggi, fans del gruppo, annunciano che a passare il turno è “Se si potesse non morire”. I Modà appaiono soddisfatti della scelta. E’ poi la volta di Simone Cristicchi, sulla cui messa in piega Luciana si spende facilmente in battute, che propone “Mi manchi” ed inizia stonando non poco. Poi qui e li continua. E’ la prima volta, se la memoria non inganna, che canti una canzone d’amore e come sempre trova la sua maniera, con esempi, paragoni, metafore In alcuni momenti, soprattutto in una particolare apertura ricorda un po’ il Neffa di “Passione”. Arrangiamento retrò e delicato, il pezzo sembra riuscito.( 7+ ) “La prima volta che sono morto” è invece filastroccata pur restando retrò nell’arrangiamento anche questa, con persino qualche termine obsoleto; le nuove generazioni sanno cosa sia una schedina? Molto recitata ed immaginabile anche in uno spettacolo tv di quelli degli anni 60, con le ricostruzioni registrate. ( 7 1/2). Passa la seconda proposta. Luciana Littizzetto nel frattempo si bea al solo pensiero di incontrare Carla Bruni, facendo inorridire Fazio che invece da abile cerimoniere, la invita sul palco come grande star va accolta ( ehmm mmmh ). Pare che canti e difatti ahi noi canta, oppure sfiata sul microfono, che come descrizione pare più realistica. Un “uffà” ce po’ sta?

E perchè mentre l’ascoltiamo continuiamo a pensare che sia affascinante quanto un abat-jour spento?

Nemmeno la Litti ce la rende meno indigesta e non è questione di antipatia, che pur se fosse quella, visto il rispetto che lei più volte ha dimostrato alla sua nazione, non sarebbe così deplorevole, ma non ci vengano a dire che i dischi della Bruni siano interessanti, visto che al confronto “C’est la ouatte” della dimenticata Caroline Loeb è un capolavoro di bel canto. A tal proposito arriva Malika Ayane e forse un po’ di voce si torna a sentire. In “Niente” è essenziale e delicata interprete di classe per un brano in crescendo che arriva potente nonostante l’arrangiamento minimal. Sangiorgi ne è l’autore e si sente anche se Malika si è impegnata per personalizzare.( 8 ), Prima di cantare il secondo pezzo, Malika trova il modo di bacchettare Fazio, che per la seconda volta  sbaglia il cognome. Giusto un intermezzo prima di una bella ed armoniosa “E se poi”, che si presta da cantare il giorno dopo. Malika in un’edizione “blonde ambition” quest’anno è proprio ispirata interprete per il Giuliano che a Sanremo ha giurato di non tornarci più., ma che per fortuna non ha smesso di mandarci belle canzoni. (7 1/2).

Ed arriva Marcorè nei panni di Alberto Angela, esilarante, a dire che passa il turno “E se poi”. La sua imitazione o interpretazione,( forse è più corretto ) non ha perso nemmeno un briciolo di smalto rispetto a quando la lanciò in un programma di “dandinesca” memoria. A questo punto entrano gli Almamegretta, che hanno per l’occasione ritrovato il loro vocalist d’origine, mai davvero girato troppo al largo, Raiz. Con  “Mamma non lo sa” si confermano pionieri di stile, portando il loro sound anche a Sanremo senza tradirlo in funzione delle logiche festivaliere. Raiz è carismatico, ma non sempre chiarissimo nel cantare; la cosa crea difficoltà nel comprendere un testo comunque importante sulla cementificazione delle periferie.( 7 ) Anche in “Onda che vai” si mantiene una bell’atmosfera, pure se c’è un passaggio, un incipit più che altro, che ci ricorda “Maledetto treno” di Nino D’Angelo ai tempi del caschetto biondo. La voce di Rino/Raiz è troppo scura e trattenuta e lascia diventare poco chiaro persino questo testo decisamente più italico come il suo autore, lo Zampaglione “tiromancinesco”. Il finale è emozionante (7+); eppur la band  passa con “Mamma non lo sa” e la band che ne è autrice sembra contenta. Il portento di questo festival sembra però Max Gazzè  che se  con “I tuoi maledettissimi impegni”, cantata tutta in doppia tonalità, ci propone  una tipica composizione in stile Gazzè con arrangiamento curato, finale giocato con gli archi e surrealtà dispensata a go-go dalla casa ( 7+ ) è nella marcetta con aperture elettroniche di “Sotto casa” che ingrana la marcia e va a prendersi lo scettro di brano migliore della kermesse intera. Archi e fiati sembrano arrangiati in stile da strada mentre notevole è il coro finale nell’equilibrio e chiosa del pezzo. Una botta di genio.( 9 ). Torna la Litti ed annuncia Annalisa che  bella, pulita e delicata propone “Scintille”. Brava è brava, non c’è che dire. Si continua a pensare sempre che sarebbe perfetta in pezzi elettronici. Questa è una simpatica, scanzonata prova, atta a rimarcare la bravura dell’interprete ma poco altro se nn forse renderla meno algida, come spesso è stata accusata d’essere. (6) “Non so ballare” è invece una soluzione più sanremese che ne conferma non solo la bravura ma anche la doppia valenza fin qui dimostrata da Annalisa, che alterna ballate melodiche e brani dal sapore 60’s come l’altro prima di questo. Buona prova nel compelsso. (7)

Nella scaletta è il momento di Asaf Avidan dall’Israele; Asaf  canta la splendida “Reckoning song”, non “One day” capito? “Reckoning song”! Stiamo parlando ovviamente della versione originale del brano che remixato è giunto al successo ovunque quest’anno, rendendo popolare lo schivo artista. Esibizione da urlo ed pubblico in piedi sembra suggellare col suo applauso la pelle d’oca che ci è venuta. Non ha senso votarlo, ma se si dovesse si darebbe 11. Voti alti anche per gli Elio e le storie tese. Che ovviamente sono da considerare un po’ a se, nel senso che la loro genialità fonde tante forme artistiche, che restringerle al paragone con la classica canzonetta. “Dannati forever” è quasi irreale nel testo e grazie anche a dei musicisti da dieci e lode, gli Eli che non si smentiscono mai, nemmeno in questa occasione. (8). Ma è con un plebiscito di voti che passa il turno “La canzone mononota”, dove ci si sposta sul cabaret; sicuramente memorabile per la prova, il coraggio. (8).

Dopo esser tornato ieri alle imitazioni degli esordi, dando ricordo alla sua versione di Bruno Vespa, Fabio Fazio stasera ci delizia con Piero Angela, per un simpatico teatrino con Neri Marcorè che torna nei panni di Alberto il figlio. Poi spazio commosso ai Ricchi & Poveri ed al lutto che ha colpito Franco Gatti, il mitico baffo del trio e che ovviamente è assente. Non si può che essere vicini a Franco, almeno col pensiero. Peccato perchè non si rivedevano da tanto e ci avrebbe fatto piacere festeggiarli. Anzi perchè a Fazio non viene in mente di invitare nel suo programma settimanale questi artisti storici e popolari a raccontarsi? Sarebbe un’idea carina. Ed è intorno alla mezzanotte che ha il via la gara dei giovani. Il primo a battagliare è Renzo Rubino con “Il postino ( amami uomo )”.  Il tema appare evidente già dal titolo, ma la canzone sembra più una sfida a stupire che un cantico leggero di ciò che si è. L’intervento del tenore appesantisce e non giova a livello radiofonico.(5). Il Cile, il più famoso dei giovani grazie ad alcuni successi radifonici alle spalle, propone “Le parole non servono più”, brano che ne è  in perfetto stile. Il pezzo strizza l’occhio alle radio ma sembra incompleto, un po’ affrettato. Insomma   lui ha fatto di meglio. (6). Irene Ghiotto, che avevamo segnalato l’anno scorso con un bellissimo brano dal titolo “Gli amanti”, tra i ragazzi in gara sul web, arriva a Sanremo quest’anno con “Baciami?”, sconvolgendo le attese. Sicuramente il pezzo è originale e mette lo sgambetto alla sua immagine posata ed educata. Neppure muovendosi, un po’ goffamente per dirla tutta, Irene riesce ad entrare nella parte dell’elettrostar. Comunque il brano è giovane ed eclettico. (6+) E si finisce con i Blastema, il cui cantante ha la faccia trucida ma l’acconciatura di Mariella Nava ai tempi di “Mendicante”. Propongono  “Dietro l’intima ragione”, brano con un  buon inciso, forse un po’ ostico per Sanremo, come il rock spesso sa essere. Meritano le aperture e la difficoltà nel cantarla e sicuramente è la cosa più vicina al mondo giovane. (6 1/2)

Arrivano i risultati con Luciana senza tacchi e Fazio che ancora cincesca con Bar Rafaeli, bella che più bella non si può, ma inutile se non per mostrare un po’ di alta moda da gran sera su corpo da afrodite; e tra un cincisco e l’altro passano all finalissima di venerdì Renzo Rubino ed i Blastema. La seconda serata del Festival si archivia qui.. e beh! Si è pure fatta una certa no?

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...