Un Festival di Sanremo visto comodamente dal divano di casa! – Terza serata di Fabio Fiume

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Terza serata di Sanremo! E come più o meno un italiano su due, torniamo a sedere sul divano per raccontarvene; e dopo aver snocciolato pagelle, per la terza serata diamo spazio alle note di colore. Si parte con l’inedita coppia canterina Fazio/Littizzetto, in “Vattene amore” ed il nostro pensiero corre, con un sorriso beota sulla faccia, ad Amedeo Minghi a cui si saranno scuriti di colpo i capelli e a Mietta a cui nel frattempo saran caduti! Fazio bacia la Litti, dice per cancellare il ricordo del bacio che Baudo le strappò nel 2003. In realtà pare che le abbia cancellato la bocca. Inizia la musica ed il sipario si apre su Simona Molinari & Peter Cincotti con il loro elettroswing sfizioso de’ “La felicità”. Saremo ripetitivi, ma quanto è bella la Molinari? Stasera è davvero Barbie regina del ballo di fuxia vestita. E vabè, per par condicio diciamo che anche Peter è affascinante. Il pezzo funziona a secondo ascolto ancor di più e potrebbe essere una vera hit radiofonica. Segue Marco Mengoni che ha un vestito di cui è difficile decifrarne il colore per colpa dell’interazione con le luci fantasmagoriche del palco; vinaccio? Bordeaux? Mah chissà. La canzone guadagna punti, tanti punti a secondo ascolto, il pubblico apprezza e la Litti scherza sui capelli del nostro; ci vedrebbe bene Fazio con cotanta impalcatura, e per fortuna il Signore ci ha scansati da questa possibilità. Fazio lo vogliamo così, con l’acconciatura zerbinata! Applauditi già dall’ingresso, prima ancora che aprano bocca arrivano gli Elio e le storie tese. Elio ha 4 braccia e tutti hanno sempre le teste deformi… tranne Vessicchio che dirige l’orchestra e che è uomo però dotato di una barba ascivibile all’apoca di Garibaldi, a cui Luciana pensa bene di dare un taglio. Poi tra le risa generali si infila il pelo tra le tette. Non trovate che qualcuno debba dire a Malika di usare il reggiseno? Che pende un po’ tutto verso il basso? Becere battute colorate a parte, “E se poi” si conferma una di quelle canzoni che si ricorderà e canticchierà di questa edizione. E lei, bella interpretazione, delicata e suggestiva, con “ste mano” che dipingono scenografie da sole. Luciana stasera prende spesso il là e diventa irresistibile con uno sketch sugli uomini e sull’amore, ed ancor più con uno splendido monologo contro la violenza sulle donne, concluso con il flash-mob che a riguardo, oggi ha fatto il giro del mondo. A ballare è un po’ incapace, ma chissè…. il messaggio è arrivato forte, anche se lei alla fine chiede la maschera per l’ossigeno. La regia si perde un po’ sui Marta sui tubi, con cui riprende la gara, perdendo alcune intelligenze interpretative. Il brano è pura orticaria per il palco di Sanremo, ma anche questo migliora al secondo ascolto. Giovanni, il leader, spiega finalmente che il loro nome viene da una Marta che con i tubi… Fazio strabuzza e la Litti stranamente non approfitta e li congeda, ma vabè, siamo pur sempre su Rai Uno. Perchè Chiara continua vestirsi con abiti che nemmeno Gigliola Cinquetti metterebbe? Bravissima vocalmente, non c’è che dire ma anche un po’ ingessata come presenza scenica. Sembra ancora non aver capito dove si trovi e perchè. Fai la cantante Chiara, sei a Sanremo Chiara. Svegliaaaaaaa! Fortuna che la canzone è positiva. Il Festival si incrocia di tanto in tanto con altre eccellenze italiane che nulla hanno a che fare con il mondo della canzone e stasera scende la scala un emozionato Roberto Baggio, che dopo la strepitosa carriera calcistica, oggi, a 46 anni, è diventato un uomo di pace e di grandissima presenza umanitaria. Lode. Una macchietta Max Gazzè, per come tiene il palco, per la surrealtà delle sue canzoni, per come con un brano del genere riesce a rendere simpatici anche quelle figure che a volte cercano di entrare a forza nella nostra quotidianità, in questo caso i Testimoni di Geova, ma potrebbe essere chiunque, dai call center delle compagnie telefoniche, ai rappresentanti della folletto o tecnocasa. Quanto è caruccia Annalisa? Davvero molto e stasera abbiamo potuto scoprire anche che sorride! Hai visto Annalisa? Non è complicato!Pure il suo brano guadagna punti, un po’ come sempre accade a secondo ascolto e funzionerà in radio. La linea melodica di “E’ colpa mia” con cui torna sul palco una “tettuta” ( lo dice la Litti mica noi ! ) Maria Nazionale è davvero molto bella. Chissà però se tutti capiscono cosa lei dica, essendo in dialetto. Comunque intonazione ed intenzione sono perfette per il brano presentato. Poi la valenza di una proposta del genere è un’altra cosa. Amici ci fanno notare, cosa che stranamente non era subito sovvenuta al primo ascolto, che il brano di Simone Cristicchi assomiglia molto a “Le cose in comune”, brano di Daniele Silvestri del 1995. A prescindere comunque da questa spiccata somiglianza, il pezzo funziona e Simone è credibile, tra il suo fare un po’ teatrale, l’aria trasognata e come sua vecchia canzone intendeva, non con tutte le rotelle a posto! Pausa dalla gara e spazio all’ospite scelto ancora con qualità, persino chiamando chi non ha nulla da promuovere in questo periodo; ed è così che con “You are my sister”, per la prima volta in una tv italiana si palesa Antony degli Antony and the Johnsons. La voce è pura magia, l’immagine magari meno, comunque propone questo vecchio singolo datato 2005 che forse è stato quello che gli ha dato la notorietà mondiale e che a suo tempo era cantata in duetto con Boy George. Tornando ai concorrenti delle sette note è tempo di Modà che scaldano il pubblico, che dimostra di amarli molto, applaudendo in maniera fragorosa. Kekko sembra più rilassato ma in realtà è la canzone che rispetto al suo solito cantare lo è. Frattempo la Litti nobilita la pedana dinanzi al palco, che nessuno degli artisti in queste tre sere ha utilizzato per lanciarsi in mezzo al pubblico. Daniele Silvestri è bellissimo spot con la sua canzone per i linguaggio Lis. Bello spazio su un palco importante per una cosa davvero importante, per rendere anche fruibile a chi non ha il dono dell’udito una cosa speciale  quale la musica, che riempie la vita. Funzionano gli Almamegretta con Raiz, anche se si continua a non capire 3/4 di canzone. Bell’intreccio musicale tra dub, reggae e passione mediterranea, ma la voce del carismatico leader, così maledettamente e perchè no anche benedettamente sporca, non trova chiarezza nel miscuglio di suoi. La faccia di Raphael Gualazzi, dimagrito o no, ha sempre un’espressione filo ebete ma tant’è… Si notava che per prendere la nota difficile dell’incipit del ritornello, egli cambia la a di Sai con la e. Il pezzo è comunque buonissimo, poco radiofonico, ma sicuramente azzeccato e premiabile. Frattempo tra le note di colore non si può far a meno di notare di come sia trasmessissimo lo spot di un noto marchio d’abbigliamento, che ha come testimonial la Tatangelo tatangelesca. Per un anno che non è a Sanremo… Si nota anche di quanto il brano inciso per lo spot sia migliore del 90% dei suoi singoli? Finite le esibizioni dei big, termine rispolverato dalla premiata ditta Fazio/Littizzetto arrivano i giovani, finalmente ad un orario un filo più decente. Per i 4 giovani che ascoltiamo stasera torniamo seri e “pagelliamo”. Il primo è l’interessante Andrea Nardinocchi, già famoso nel circuito radio, che segue il consiglio della Litti e nobilita la pedana.”Una storia impossibile” è un pezzo interessantissimo, nuovo, giovane; perfetta esposizione dell’originale scrittura dell’artista. (7). Segue Antonio Maggio, ex voce degli Aram Quartet e ci verrebbe da dire: “Maggio tutta la vita”. Pezzo gradevole, qualche assonanza qua e là, ( si pensa ad alcune cose di Carone ) ma cantato benissimo ed interpretato con stile e verve attoriale. Suona con effetto simpatia senza rinunciare alla qualità della proposta. (7 1/2).  Paolo Simoni è stato vestito forse da Hanna Barbera e con “Le parole” vuole dare un messaggio, ma non riesce non apparire vecchio nell’arrangiamento. (6 politico). Dal primo X Factor risorge Ilaria Porceddu, con tre kg di capelli in meno, a cui la Litti non trascura di far notare il cognome troppo brutto per portarlo artisticamente in giro. Lei canta benissimo, ora come allora ed il brano, melodico ed appassionato, da spazio ad un inciso in sardo, che dai tempi dei Tazenda non si sentiva a Sanremo. Brava e molto applaudita in sala.( 7 ). Laura Chiatti ( spesso accostata al Festival come resenza femminile )  arriva come ad allenarsi per annunciare Al Bano, che entra cantando “Nostalgia canaglia”, uno dei brani presentati tra i suoi 14 Sanremo. Era il 1987 e lui era ancora in duetto con Romina Power. Poi un salto di quasi 10 anni per “E’ la mia vita” in cui, lui sempre perfetto, scricchiola su tutte le note alte ed anche su quel famoso “do”. Luciana scherza su quel “do” affermando che il suo do dal palco di Sanremo, pare abbia messo incinta una donna a Cuneo. Poi pubblico in visibilio per quello che ormai è un classico, quella “Felicità” che arrivò seconda a Sanremo 82 e da li poi ha fatto il giro del mondo. La canta con la Chiatti canterina e con la Littizzetto smitizzante ma raggiante. Hanno tutte più voce di Romina, ma Romina però era la fatina di noi bimbi degli 80. Ma l’ora è tarda e per fortuna arrivano i risultati dei giovani. Passano il turno Antonio Maggio ed Ilaria Porceddu, i più applauditi oggettivamente. E poi la classifica provvisora dei big, data solo dal televoto e viste le prime posizioni, si vede!

La classifica provvisoria dei big:

 

14° Almamegretta

13° Marta Sui Tubi

12° Malika Ayane

11° Simone Cristicchi

10° Max Gazzè

9° Daniele Silvestri

8° Elio e le storie tese

7° Maria Nazianale

6° Simona Molinari & Peter Cincotti

5° Raphael Gualazzi

4° Chiara

3° Annalisa

2° Modà

1° Marco Mengoni

 

 

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