Un Festival di Sanremo visto comodamente dal divano di casa! – Quarta serata di Fabio Fiume

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E si parte con la quarta e penultima serata, finalissima dei giovani ma quest’anno molto di più, con una speciale serata story, in cui i 14 big in gara reinterpretano a piacimento vecchi classici sanremesi! La Littizzetto entra indossando un abito che fu di Nilla Pizzi e più che Cenerentola stasera sembra una a scelta tra Genoveffa ed Anastasia! Bellissimo il suo monologo sulle canzoni tristi dei primi Festival, in tema ovviamente con la serata . Fazio concede sempre più spazio erigendosi a spalla perfetta, almeno comicamente, perchè come padrone di casa è impeccabile e rassicurante. Apre una bravissima Malika Ayane con una versione di “Ma cosa hai messo nel caffè” di Riccardo del Turco del 1969, che sembrava un po’ insolita come scelta, non essendo stata un emblema per il Festival. Ed invece vista l’esibizione, si capisce perché. Sembra di vedere un pezzo di avanspettacolo coadiuvata come è dai ballerini che l’accompagnavano già nel riuscitissimo video di “Tre cose”. Dieci e lode, davvero. E per la prima volta nella storia, viene concessa passerella al presidente della giuria di qualità che da oggi si insidia con potere nelle votazioni ed è Nicola Piovani che presenta uno ad uno gli altri: Eleonora Abbagnato, Cecilia Chailly, Stefano Battezzani, Serena Dandini, Claudio Coccoluto, Rita Marcotulli, Paolo Giordano, Nicoletta Mantovani e Neri Marcorè, che sostituisce un ammalato Carlo Verdone. A cantare “Per Elisa” di Alice, vincitrice del 1981 al Festival, c’è Annalisa, che ha scelto di farsi accompagnare per l’occasione dalla vincitrice uscente Emma. L’incontro tra le due da una parte evidenzia le belle note di Annalisa dall’altra personalità più forte di Emma. Eppure le due non è che diano particolari emozioni. La Litti chiede alla grintosa Emma :”ma quando t’incazzi come sei”? Meglio non saperlo, la passione non va mai sfidata. E poi la canzone che arrivò solo ottava nel 1959; il pezzo si intitolava e si intitola ancora “Nessuno ” e ad accompagnare i Marta sui Tubi che la propongono, arriva la splendida voce di Antonella Ruggiero, che è sempre una delle più belle, pure con gli anni non più verdi. Che classe! Da standing ovation. Per la serie “se non muoiono ritornano” dal 1989 riguadagnano il palco I Figli d’arte, conduttori improvvisi ed improvvisati di quella edizione del Festival, che noi ci si ricorda. Ci si ricorda soprattutto di quanto si rideva su questi qua! Furono un disastro bellissimo, un insieme di papere che nemmeno la somma di tutte le vallette della storia potrà mai superare! E per fortuna ci fanno anche rivedere rivedere alcuni ( solo alcuni, peccato ) questi momenti… e siamo di nuovo ragazzini…ini…ini! Ai quattro lasciano annunciare Raphael Gualazzi, impaperandosi chissà se per finta o per davvero, ora come allora, e la Litti cala l’asso chiedendogli:” ma perchè non vi candidate”? Tognazzi prende lo scettro e da il via a “Luce” il brano di Elisa che vinse nel 2001, scelto da Raphael che da subito parte “jazzando” il tutto. E’ un continuo entra ed esci dalla metrica abbastanza cadenzata e precisa del brano e diventa ovviamente un’altra cosa. Non credo avrebbe vinto se fosse stata arrangiata così questa canzone, ma merito comunque a Gualazzi di aver dato il suo senso alla cosa seppur non proprio a fuoco.

Dal 1965 i Modà ripescano una canzone simbolo, che ha fatto davvero il giro del mondo, tradotta in ogni lingua e vendendo ovunque vagonate di dischi, ovvero “Io che non vivo” di Pino Donaggio. Il brano appare prevedibile come scelta, perchè sembra proprio, con le dovute proporzioni, strappata al loro repertorio. Il risultato è buono ma senza sorprese. “Canzone per te” è il brano che vinse nel 1968 il festival per la voce e la penna di Sergio Endrigo ed a cantarla è Simone Cristicchi. Ed è emozionale e non so se è la resa di Simone, riuscita in un pezzo così intimo o se è semplicemente la canzone che è splendida. Ah ah aha ha aha ha ah, non stiamo svalvolando, ma è appena rientrata la Littizzetto con l’abito della Caselli e perdonerete personalizzazione dialettale ma: “nun se po’ guardà”! Simona Molinari è sempre bellissima e stasera paga dazio  subendosi Lucianina che esclama testuale a Fazio: “Hai visto la Molinari?  Ha sempre caldo alle gambe”! E Fabio risponde serafico: “ringraziamo il clima di Sanremo per questo”. Insieme a Cincotti ed all’istituzione della chitarra jazz Franco Cerri, la cantante proponge l’elegante “Tua”, che all’epoca nel 1959 fece scandalo, per il testo esplicito. Il brano era già incluso nel disco precedente di Simona, a cui dava il titolo, quindi per chi lo possedesse come noi non è una sorpresa. Certo ci sono le varianti di questa meravigliosa chitarra e della voce di Peter, ma sostanzialmente la resa è quella. Dal 1988 Maria Nazionale ci rende “Perdere l’amore” con cui Ranieri sbancò Sanremo. Non c’è Luciana per denunciare le tettone di Maria, ma non temete lo facciamo noi per lei. L’arrangiamento viene mantenuto classico, anche se al brano viene conferita una veste da serenata. Qualche nota non proprio presa con precisione ( stranamente ) in qualche caso coperta dal vibrato. Marco Mengoni sceglie la canzone simbolo dell’addio di Luigi Tenco nel 1967, “Ciao amore ciao”. Dice di sentirla molto ed in effetti la rende benissimo. Ci emoziona e si emoziona. Bravo Marco, quando va detto, va detto! Ed insieme ad una Daniela Zuccoli, rimessa a pressione a colpi di botulino, Fabio Fazio esce in strada ad inaugurare la meritata statua a Mike Bongiorno, simbolo dell’Italia televisiva e punto cardine di unione statale. Rocco Siffredi, con cui la Littizzetto non ha avuto proprio bei trascorsi televisivi, le compare all’improvviso di fianco, spaventandola. Rocco è a Sanremo per accompagnare Elio e le Storie Tese, vestiti da nani per “Con un bacio piccolissimo” del 1964 di Robertino. Esilarante solo già a vederli, in questa canzoncina simbolo di un periodo musicale leggero, scanzonato, ma al contempo vincitore sugli anni che passano, si concedono l’intervento della notissima pornostar, che dimostra di saper reggere anche in simpatia, oltre che in altre situazioni….Ci si sposta un po’ più avanti, al 1969, per riascoltare “Ma che freddo fa” di Nada, nella versione di Max Gazzè. E con una giacca degna dei carri allegorici di Viareggio, Max decide di non variare il sesso della canzone e la canta comunque al femminile. La resa però è così così, anche se lui è sempre brioso. Inaspettata, ma tutto sommato meritata per la storia che è, soprattutto in questo luogo, standing ovation per Pippo Baudo che ri-bacia la Littizzetto, con Fazio che gioca a fare il geloso. Spasso puro il monologo di Luciana sulle differenze tra Pippo e Fabio e poi i due meschini cantano “Ti dirò” dedicandola alla regina indiscussa di questo Festival. Dal 1989 arriva un ex premio della critica, ovvero “Almeno tu nell’universo” della immensa Mimì e la canta Chiara che è brava e rende giustizia al pezzo. Purtroppo però questa canzone è troppo un graffio indelebile lasciato dalla Martini nella mente di chiunque ami la musica. Non è colpa di Chiara se non riesce a spostarci da questa idea; in fin dei conti prima di lei aveva fallito anche Elisa. Gli Almamegretta orfani di Raiz per via dello shabbat che gli impone la non è esposizione dall’imbrunire del Venerdi a quello del Sabato, propongono “Il ragazzo della via Gluck” del 1966 di Adriano Celentano. Ad accompagnare la band uno dei rapper in rampa di lancio del periodo, ovvero Clementino ed al sax James Senese, un pezzo di storia. Arrangiamento rap/reggae che conferisce al brano una nuova veste azzeccata e verrebbe da dire in contrasto, vintage e moderna al tempo stesso. Ospite a sorpresa, annunciato solo oggi, arriva a Sanremo Stefano Bollani, che eppur va detto, invitato in gara con Irene Grandi, con cui ha pubblicato l’ultimo disco, si era sempre detto contrario al festival. Vabè, la sonata è comunque da applausi a scena aperta, quindi non facciamo i pignoli e teniamocelo che è un bene per le orecchie. Poi chiede al pubblico delle canzoni sanremesi a caso per improvvisarle sul palco e ci si chiede ma come sia  possibile che non vengano in mente canzoni? Oppure ripetano titoli già detti ( Alba e l’Abbagnato persino!!! ) o si arrivi ad inserire “Imagine” come canzone del festival? E Marcorè che chiede un pezzo di Barbarossa,  che due settimane dopo il Festival non si ricordava più nessuno? Nemmeno Barbarossa! Ohhhhhhhhhh con tante “acca” perchè finalmente, ad orario proibitivo parte la finalissima dei giovani! Antonio Maggio rompe il ghiaccio ed è carica di simpatia con questa “Mi servirebbe sapere”, ma non meno di bravura; basti notare i passaggi dal falsetto a voce piena, portati a casa con maestria, senza rinunciare ad un’interpretazione anche recitata del brano. Bravo, davvero. Melodia impeccabile e cantato perfetto per Ilaria Porceddu in questa “In equilibrio”, assolutamente non facile soprattutto per l’innesto del sardo. Intelligente la mossa di ripetere l’inciso finale in italiano, atto a completare il senso di un brano davvero interessante. Tocca ai Blastema fare da portatori di rock a Sanremo. Lui è sempre pettinato come Mariella Nava ai tempi di “Mendicante” e si muove dinoccolato sul palco stringendo nervosamente le gambe… trasmettendo lo stesso nervosismo. Il brano non è malvagio ma c’è di meglio. Siparietto esilarante tra Fazio/Vespa e Marcorè/Lerner in cui si capisce che  la Dandini rivuole Fazio imitatore. Frattempo con Renzo Rubino si chiude la gara dei giovani; riascoltata la sua “Il postino”  si continua a pensare che, testo a parte, puzza di vecchio. Melodia tronfia, appesantita dall’intervento del tenore. Sembra candidato alla vittoria, ma se la ottiene è più per il clamore del testo sull’amore omosex, per una volta trattato in maniera anche sfacciata e non colpevole o finto delicata. Però oltre il testo c’è anche altro e l’altro è mediocre. Ad ingannare l’attesa del verdetto ci pensa Caetano Veloso, per regalarci un po’ di magia. Fazio li ha davvero ricercati quest’anno e bisogna davvero fare un plauso per la qualità delle proposte internazionali, non facili nessuna a primo ascolto, ma che se il palco glielo dai, te lo buttano giù Veloso  fa anche da premiatore per Il Cile a cui viene conferito con il premio per miglior testo tra le nuove proposte. Bella soddisfazione per un artista che era stato eliminato dalla finale. Ed ancora memorabilia con il corvo Rockfeller e l’accompagnatore Louis Moreno! Noi bimbi degli 80…. potremmo piangere! Ma ci siamo con i risultati, giusto il tempo di comunciare che il premio della critica è andato Renzo Rubino ( Oddio, colleghi che fate? ) e tornano sul palco i ragazzi pronti per conoscere i risultati, che poi però vengono ristretti al solo vincitore ed è l’applauditissimo Antonio Maggio; è lui la nuova promessa della musica italiana ed è una vittoria accolta dal consenso del pubblico in sala e da quelle lacrime che quando non le riesci a trattenere, nonostante sorridi, significa che davvero stai alla grande.

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