Classe e leggerezza: le armi electroswing di Simona Molinari. Recensione di Fabio Fiume

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Si chiama electroswing ed è uno stile musicale che sta già spopolando in diversi paesi dell’Europa continentale e si sta affacciando da poco anche in Uk; come dice la parola stessa, si tratta di una miscela avvolgente composta da suoni retrò, presi prevalentemente dal vasto campionario swing e da più freschi venti di matrice elettronica, che attualizzano la proposta. In Italia tale stile è approdato con convinzione al recentissimo Festival di Sanremo, per mezzo della voce e della gradevolissima ( e ci stiamo mantenendo ) presenza di Simona Molinari, ottenendo lusinghiere critiche e scroscianti applausi in teatro, anche a dispetto di una classifica finale che ha visto piazzata solo penultima la cantante di origini partenopee. Con lei sul palco, ma anche su disco, l’affascinante crooner statunitense Peter Cincotti, che già nel recente passato si era divertito in sortite collaborazioni con la nostra. Ed adesso finito il tourbillon sanremese, Simona dà alle stampe il suo quarto lavoro, intitolato come uno dei due brani in gara “Dr.Jekill, Mr. Hyde”, dove prende e rilancia l’idea di stile già accarezzata nel precedente “Tua”, trasformandola nella spina dorsale del lavoro tutto. Il singolo “La felicità” ne è l’esempio, ed è brano che cattura per solarità, voglia di non stare fermi col piedino e che per tre minuti scarsi sembra staccarti dalla realtà non proprio piacevole per regalarti, una strana faccia beota, sorridente, contenta,  messaggio che la stessa Simona voleva fosse chiaro. Eppure la canzone è un vestito allegro per una classica storia malinconica di una lei che non si rassegna ad aver perso un lui, stanco dei suoi continui tentativi di cambiarlo. In stile anche “Il mulo”, “Gran Balon” , firmata tra gli altri anche da Nicolò Agliardi e Frank Armocida, vecchio collaboratore nei live della Molinari ( nel precedente tour sostituiva vocalmente sia Cincotti in “In cerca di te” e “Lettera”, che Don Jones in “Forse” ) e in “Non so dirti di no” che vira ancora più sull’elettronica ed incalza con convinzione. Meno elettrica e più vintage sicuramente la title track, perlina del maestro Lelio Luttazzi, scomparso da meno di una manciata d’anni e regalata alla cantante da sua moglie insieme ad un altro brano, la conclusiva “Buonanotte Rossana”. Simona ne ha resa una versione elegante e che la critica avrebbe volentieri preferito al brano invece scelto dal pubblico televotante per proseguire l’avventura festivaliera; qualcuno addirittura dice che il basso piazzamento della Molinari, sia dipeso soprattutto dalla canzone con cui era giunta in finale, anche se le vendite dei singoli stanno caldamente smentendo e “La felicità” dovrebbe approdare senza difficoltà nella top 10 dei più venduti..

Ma un corpo si sa, non è solo spina dorsale ed allora a completare il disco arrivano le ballate passionali, come “Mentimi”, che è fumosa stanza d’albergo in cui Simona brama: “Mentimi e mi scioglierò per te, mentimi, che di verità si muore”, abbandonandosi ad una passione dove sembra impossibile meritare l’amore o come in “Come vento”, rassegnata consapevolezza che come tale, il suo lui non sa fedeltà cosa sia e si muova di continuo, di letto in letto, lenzuola in lenzuola. Indovinata anche “Sampa Milano”, “brasilera” proposta di Gilberto Gil, che ivi presta anche la sua collaborazione e che Simona adatta in italiano e la anglosassone “Where the clouds go”, dalla melodia piacevole che è un peccato non sia stata scritta in italiano, cosa invece accaduta per “Lettera” che è uno dei brani preferiti dai fans e che Simona riprende dal precedente “Tua” per renderne una versione totalmente italiana, come proposta in lungo ed in largo nei live. In “Dr.Jekyll, Mr.Hyde” insomma convivono le due personalità della Molinari, una elegante, posata ed impostata sul bel canto, un po’ in contrasto con le ambientazioni jazz da lei tanto amate, ma in genere sempre più sporche e dall’altra la ragazza trentenne, che trova il modo di divertirsi e divertire con una musica leggera, ma non stupida, alla moda, ma ricercata, da ascoltare in sottofondo senza impegno, ma anche a piena voce, la sua… bellissima.

Otto

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