Gianni Fiorellino 30 cum laude: l’intervista di Fabio Fiume

GIANNI_FIORELLINO

Fabio Fiume ha incontrato a Napoli  Gianni Fiorellino in occasione del tour promoziale relativo al disco “30 Cum laude – Live in Milan“,  prologo live del suo ultimo di inediti ,”30”, usciti entrambi il 5 marzo scorso a festeggiare il cambio anagrafico di decade.

In questa settimana di ritorno partenopeo, l’artista, che da qualche anno vive a Milano, ha girato un po’ le radio, si è esibito in alcune situazioni speciali in giro per la città e per una tappa live nella grandissima sede del Bingo Re in quel di Fuorigrotta, sempre più preposto ad ospitare eventi esclusivi.

L’ultimo anno è stato ricco di avvenimenti, tutti tesi a festeggiare i 30 anni anagrafici raggiunti. E’ partito tutto un anno fa, con la punbblicazione di un disco di inediti, “30” e continua adesso

con il primo disco live, doppio lavoro cd + dvd. Abbiam fatto le cose in grande?

In realtà realizzare un dvd era il mio primo desiderio. Non c’era stata ancora la possibilità. Poi una sera sono andato alla Casa della Musica a Milano con amici a bere qualcosa e mi

sono innamorato di questo luogo. Inizialmente avevo pensato solo di organizzarci un concerto, l’ìdea del dvd è arrivata dopo, pensando alla gente, al palco che si presta, alle luci bellissime.

Così ho chiamato un mio vecchio amico regista ed insieme abbiamo realizzato non solo il dvd, ma anche il video del mio ultimo singolo, “Un grande sentimento”, che è tra l’altro l’unico inedito di tutto il lavoro.

Visto che era il tuo primo desiderio, il risultato poi è stato degno dei tuoi sogni?

Si, direi di si. E’ il primo progetto che seguo interamente io. L’ho concepito sapendo esattamente dove potrà arrivare e dove si fermerà. Oggi fare musica è diventato una soluzione matematica in cui l’unica variabile,

quella che non puoi prevedere, è se alla gente il prodotto piacerà o meno. 

Per un artista come te, giovane ma riconosciuto in un filone melodico abbastanza classico, quanto è di ostacolo l’attuale sistema radiofonico, in cui bisogna corrispondere a dei target precisi, altrimenti sei fuori?

Questo è indubbiamente un danno, perchè noi siamo tutori di una musica che è tipicamente nostra, basata sulla melodia, che non abbiamo bisogno di rubacchiare da altri paesi come gli altri stili. E’ nostra e ci è anche

riconosciuta in tutto il mondo. Andrebbe rispettata, supportata, e valorizzata un po’ come ad esempio in Francia dove è legge che i network debbano promuovere per il 70% la musica di matrice nazionale. Chissà, magari

si potrà fare pure in Italia prima o poi, anche se la vedo dura.

In realtà poi ascoltando i tuoi ultimi inediti si scorge la capacità di passare attraverso diversi stili musicali che non siano strettamente basati sulla melodia; ci sono passaggi folk come in “Popolo mio”, r’n’b come in

“Devo dirti addio”, latineggianti come in “Straaamami”….

Questa per me è una cosa naturale ed arriva dalle mie esperienze nei famosi matrimoni che ho iniziato a fare come pianista a 9 anni. In quelle situazioni è necessario non annoiare il pubblico; magari due pezzi lenti di seguitogenerano sbadiglio, due pezzi classici stancano i giovani, due brani moderni quelli più in là con l’età. Ho quindi sempre cercato di alternare la proposta e la cosa mi è rimasta anche quando decido l’ordine della tracklist di un disco o la scaletta di un concerto. Poi il mio più grande esempio nella musica è Stevie Wonder e lui è stato capace nella sua carriera di scrivere ed interpretare pezzi lenti memorabili, ma anche brani funky, soul, dance, r’n’b.

Ed ora che la gente può avere il disco e dvd live da guardare direttamente dal divano di casa, partirai lo stesso in tour o te lo risparmi?

Certo! Sto preparando le date.  Sto cercando a dire il vero un po’ di piazze per l’estate, perchè il momento economico del paese è quel che è e preferirei andare io incontro alla gente e non chiedere a loro di venire incontro a me.

Veniamo ad un po’ di curiosità. Vivi a Milano da circa 7 anni; quanto ha contato il fatto che la discografia in Italia abbia sede nel capoluogo lombardo per spingerti a questa scelta?

Sono li per una serie di circostanze non per la discografia o quel che ne resta. Paradossalmente mi sento molto più a Napoli stando a Milano, dove vivo da 7 anni che a Roma dove ci ho vissuto dal 2002 al 2006. E’ che i tanti napoletani residenti a Roma si sentono romani, mentre i tanti, forse tantissimi, napoletani che vivono a Milano sono rimasti napoletani. Credo che sia partito tutto dal mio essere nomade. Non mi piace star fermo in un posto e se adesso dovessi cambiare ancora, andrei di sicuro all’estero.

Quale è la canzone del tuo repertorio a cui sei più affezionato?

Sicuramente “Favole”  e non solo per il risultato. So chi ero quando sono arrivato a quella canzone, da dove arrivavo e dove mi ha portato. Ero solo carico di belle speranze e convinto del mio talento. Oggi su Youtube ha più click “Favole” che “Ricomincerei” con cui hoi aprtecipato ad uno dei miei due Sanremo.

E quella da cui ti aspettavi di più?

Risponderei “Gli amori finiscono”, dal mio ultimo lavoro di inediti. Ci avevo puntato tanto, scegliendolo anche come singolo e video, ma non ha fatto tanta strada. Purtroppo, come dicevo prima, è l’unica variabile che non puoi decidere. Tu scegli, promozioni, ma se poi alla gente non piace, resta poco. Credo che oggi la promozione la si debba mirare più sull’artista in sé che sulla canzone. La canzone la sceglie la gente da sola.

 

Per i non  informati, ricordiamo che tu suoni anche molto all’estero ed hai partecipato anche a diversi Festival. Che effetto fa suonare per un pubblico che non capisce la tua lingua?

All’estero sono fortunato perchè non siamo in tantissimi. Li mi scontro con i Ricchi e Poveri, con Al Bano, Cutugno ed in alcuni paesi con Laura Pausini, Nek, l’intoccabile Bocelli e pochi altri. Fatichi meno ed ottieni più risultati, perchè essendo in pochi il tuo messaggio arriva prima e viene recepito più facilemente. Quando ho vinto per esempio il festival a San Pietroburgo, contro altri 16 paesi, mi sono reso conto che l’Italia non è il mondo, ma una parte di esso.

Nella tua carriera anche un inedito duetto con Fiordaliso, “Io muoio”, che però poi non riesegui spesso…

Vero! Peccato perchè sono molto affezionato a quel pezzo che ritengo davvero bello. A pensarci bene potrei anche rifarlo, magari con una nuova voce femminile, scelta sempre tra queste potenti; che so, una tipo Emma!  

Abbiamo festeggiato con due pubblicazioni i 30 anni. Ed adesso per i 31 che si fa?

Innanzitutto una grande cena a casa mia il 3 di Aprile, giorno in cui li compio, bella, enorme. Poi per esser seri non lo so. Vorrei sviluppare qualche idea magari per Settembre; non parlo di disco, almeno per il momento non sono ispirato per realizzarne uno nuovo. Vedremo ci devo pensare.

Intanto la sala attende  Gianni che viene prontamente chiamato in scena. In una location del genere è chiaro che non ci siano solo fans accorsi a vedere il proprio beniamino, ma anche tanta gente disinteressata alla cosa. Il bello sta però nel poter vedere quanto tempo sia stato necessario a questo Masaniello dall’ugola d’oro per farsi amare anche da chi non era li per lui, ma alle prese con vincite o perdite di denaro, tasto mai semplice da toccare; ci è voluto davvero poco, tre minuti al massimo, tempo che  si scaldasse la voce e partisse il primo vocalizzo importante. Gianni nell’occasione da molto spazio al suo primo repertorio, quello in dialetto dei primi anni, tra cui le celebri “Favola” e “Il principe azzurro”, ma anche sotto piacevole pressione del pubblico all’ultima nata in casa Fiorellino, ovvero quella “Un grande sentimento” che oggi fa da apri pista al suo “30 cum laude”. La gente poi vuole a gran voce “Ricomincerei” e Gianni la ricanta addirittura con diverse, non facili, variazioni, il tutto camminando tra i tavoli, scherzando con la gente, sentendosi a casa. Trent’anni chiusi in bellezza insomma ma nemmeno tempo di rifiatare ed i 31 pretendono la loro fetta di show.

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