Fabri Fibra: la recensione di Fabio Fiume all’album “Guerra e pace”

 

fabri guerra e pace

Torniamo a scrivere di Fabri Fibra, dopo averlo fatto per il precedente lavoro, il super premiato “Controcultura” del 2010, ed ora come allora, abbiamo atteso un po’, non scrivendone subito sull’onda emotiva dell’uscita strombazzata, ma concedendoci nuovamente la possibilità di metabolizzare il disco, di non essere vittime di alcun luogo comune, letto o ascoltato in un’intervista a riguardo, seguendone un’automatica scia. Bene si fece allora ed un bene è senz’altro adesso, perché con “Guerra e pace”, che manco a dirlo nel frattempo è già disco d’oro, si ha la possibilità di scoprire ancor di più Fabri Fibra, non solo come racconta storie, come fotografo e giudice di ciò che accade intorno, o ancora più specificamente come rapper sempre incazzato con il mondo, ma di verificarne le capacità sempre in crescita di musicista, di scrittore in rima ed anche, perchè no, di abile stratega della discografia odierna. Con “Guerra e pace” Fabrizio Tarducci ( questo il vero nome per quei due o tre che non lo sapessero ) ancora una volta plana, senza tradire il suo background, su un territorio che possa essere anche commestibile per un fruitore medio, non esattamente quindi chi vive in attesa spasmodica di un epiteto o di un’ingiuria contro questo o quello, lasciata solo in pochi passaggi, che non sono però il fatto rilevante del disco. La verità è che Fabrizio è maturato e crescendo le incazzature o la necessità di stupire col taglio delle parole, un po’ vanno a farsi un giro, lasciando il posto alla voglia di farlo con qualcosa che sia bello qualitativamente parlando. La ricerca si è spostata difatti su un lavoro di produzione, affidata per l’occasione a Michele Canova, già star di settore al servizio delle stars ( Tiziano Ferro su tutti ), e le basi, che avessero come sempre una valenza internazionale; per questo Fibra ha scovato diversi autori stranieri di grande inventiva, senza per questo non aprirsi a collaborazioni con penne del nostro firmamento, quali Francesco Bianconi dei Baustelle ( Bisogna scrivere ), il redivivo Al Castellana ( Che tempi ) Neffa ( Panico ) Elisa ( Dagli sbagli si impara ).

In “Guerra e pace” c’è davvero un mondo e Fabrizio lo racconta con dovizia di particolari; è luce di faro e buio di tenebra, è il valore del bello e la facilità di emersione che ha il brutto, è un’ancora pesante di certi spettri del passato, ma anche la speranza che a volte tutto può esser lasciato alle spalle. E’ insomma il dualismo del bene e del male che c’è nella vita di ognuno e Fibra non fa certo eccezione. Facile infatti scorgere dai testi, la contentezza per avercela fatta con la carriera, quella di poter dire ad un giovane rapper su di giri :” osserva ed impara, ti insegno a camminare come Clara ( da Haidi )”, cantata in “Bisogna scrivere”, o la perenne voglia di riscatto da auspicare per tutto il paese come nel singolo “Pronti, partenza, via!”, dove forse all’orecchio dell’ascoltatore distratto arriva più lo sfottò ad Arisa che cade giù senza trucco, che la bellezza di un passaggio come “il paese non si mette più in moto… ma l’ultima cosa che voglio sentire è libera, lo stiamo perdendo”. E se nell’attuale “Ring ring” pompa la cassa e lo fa di brutto ( sarà di sicuro un successo ), nel più pacato duetto con Elisa “Dagli sbagli si impara” si disamina con maturità il passato ed i suoi errori, come quel tatuaggio che hai fatto e che non vorresti più, figlio di un’affrettata scelta o anche le mille rime scritte, che oggi rilette verrebbero salvate solo in parte. Certo Valerio Scanu non ne esce proprio bene, ( eppur la voce di Castellana in “Che tempi” gli è molto vicina, ma non è del suo talento che si parla in “A me di te” ) così come programmi con interviste frivole stile Buona Domenica, o come il rito dell’invito ogni anno a Sanremo, più volte respinto al mittente, nel frattempo diverse volte cambiato. Non è antipatia per il luogo, oltretutto tornato ai fasti quasi di un tempo, ma la consapevolezza ( come dichiarato ) di poterci mettere piede solo quando le prime file della platea, non lo vivranno come un extraterrestre, ma come un musicista che porta li la sua proposta, senza per forza dover scandalizzare. Fibra è forse uno degli artisti che oggi si intervisterebbe con più piacere, senza un canovaccio di domande da seguire, ma in una bella chiacchierata spontanea, permettendogli di raccontare il suo mondo, proprio come quando scrive un disco. E su “Guerra e pace” ci sarebbe ancora tanto da scrivere, ma al fine, la cosa migliore da fare per parlarvene bene è quella di invitarvi ad ascoltarlo.

Nove

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