Peter Cincotti a Napoli: concerto breve ma intenso e carico di simpatia – di Fabio Fiume

 

peter cincotti

Appena poco più di un’ora. Questa la durata del concerto di Peter Cincotti a Napoli, nel ritrovato teatro Trianon Viviani, concerto che da il via non solo al suo tour italiano, ma è stato proprio  prima tappa della lunga cavalcata europea che lo aspetta, a supporto dell’ultimo disco intitolato “Metropolis“. Certo per Peter questo ritorno in Italia è come se fosse in realtà un battesimo, in quanto mai popolare come in questo periodo, grazie alla fortunata partecipazione al Festival di Sanremo, in qualità di partner artistico della bella Simona Molinari. Eppure c’è da dire che il crooner di New York non ne ha per nulla approfittato, tanto che, non solo non ha accennato nessuno dei due brani in gara al Festival, ma nemmeno ha richiamato l’attenzione su questo recentissimo passato artistico nel bel paese. Di contro ha invece dato bella mostra di sé in un concerto sui generis, solo piano alternato alla tastiera, da lui stesso suonati, con la condivisione del palco col virtuoso ed opulento, fisicamente, chitarrista George Orlando. In un ambientazione molto intima Peter ha così offerto non solo gran parte dei brani che fanno da track-list all’attuale lavoro, ma anche quelli più convincenti del suo repertorio, che come lui stesso spiega, non può esser costretto ad un genere, visto che è una sorta di carnevale, fatto di jazz, pop, soul e rock. Inutile dire che “Goodbye Philadelphia” del 2007, che ad oggi è il suo unico singolo ad aver trovato spazio nelle nostre playlist e classifiche, pur se l’anno dopo, viene accolta da un’ovazione. Bisogna però dire che anche parte dei brani nuovi meritano tutti gli applausi a scena aperta che piovono da un pubblico particolarmente caloroso; la title track “Metropolis” ad esempio, è alto esempio di come si possa concepire ancora nel 2013 una ballata che non risulti già sentita, che concentra nella parte iniziale il suo punto di forza, giocato tra falsetti intervallati dalle note piene, che soltanto nel finale torna. Nel mezzo scorre una canzone cadenzata da un piano ipnotico che trasporta lungo un sentiero melodico da cui non riesci a distoglierti. E tra una  “Madeleine”, in cui rompe con impeto la voce, una “Nothin’s enough”, dove le mani sul piano sono sufficienti a riempire il teatro senza alcun ausilio di altri strumenti ed una “Before i go”, lasciata come titolo preannuncia, quale ultima canzone prima di andare via, c’è spazio anche per un divertente bis con la celebre “Cocrodile rock” di Sir. Elton John. Peter congeda il pubblico mostrando un cartoccio pieno di paste, che gli è stato portato in dono da alcuni fans, ed esclama :”ho suonato ovunque nella mia vita, ma una cosa del genere solo qui a Napoli mi è successa! Un motivo in più per tornare”,  ricordando poi con un italiano simpaticamente approssimato, che ogni volta che è stato in Italia, si portava dietro il ricordo del sapore della nostra cucina, ma che tutti gli dicevano di aspettare di passare per Napoli. E così lui da quando è arrivato non ha fatto altro che mangiare; pizza, fusilli con frutti di mare e pizzetta di algi, con il pubblico che prontamente corregge in alghe e lui che ride di gusto. “Come farò ora che devo andare”? Semplice Peter, prepara già il biglietto per il ritorno!

 

Leggi le altre recensioni di Fabio Fiume.

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