Anna Oxa live al teatro Bellini di Napoli – di Fabio Fiume

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Si è consumato nella splendida location del teatro Bellini il ritorno live a Napoli di Anna Oxa, una delle indiscusse dee della canzone italiana degli anni 80 e comunque protagonista, a fasi alterne, anche di quelli a seguire.

E si è trattato davvero di un evento, uno di quelli che mette tutti d’accordo, che stende gli spettatori di un teatro gremito in ogni ordine di posto, senza concedere diritto di replica, ammesso che lo avessero voluto.

Se proprio dobbiamo spendere una parola negativa, ( trattasi comunque di quisquilia ), va imputato alla Oxa che non ha mai imparato a cantare scandendo le parole e spesso se non conosci le canzoni a menadito, ti ci perdi nell’ imbroglio di gorgheggi, che per quanto virtuosi,  a comprensione potrebbero avere la stessa valenza di un antico canto maori. Detto questo, scherzandoci anche un po’ su, per la Oxa di questo “History tour” rimane da stendere solo un tappeto rosso, che in realtà è quello musicale che è riuscita a mettere in piedi in 35 anni di carriera, qualche volta ardita, altre più popolare, ma composta di brani indovinati, che sono entrati nella cultura pop italiana.

E lei questi successi, questi brani, li ricanta quasi tutti, estromettendo davvero poco tra quelle che il pubblico si aspetta; per una “A lei” che manca, Anna ripropone un’altra composizione del professor
Roberto Vecchioni a lei donata, ovvero quella “Francesca” bella ora come allora e parliamo di ben 28 anni fa. Non esegue “Pensami per te”, oppure le minori cose con cui ha preso parte ai Sanremo negli anni più recenti, dalla molle “Cambierò” , sostituita con “Ho un sogno” dallo stesso album, alla opinabile “Processo a me stessa” o la velleitaria “La mia anima d’uomo” con cui intascò un’eliminazione non più di una manciata d’anni fa, ma in compenso rispolvera una “Oltre la montagna” mai troppo riproposta ingiustamente, o la bellissima “La statua” che è talmente stata poco eseguita che potrebbe essere scambiata per l’ inedito che non è. Qualcuno difatti spera che la Oxa esegua i brani non accettati al Festival di quest’anno, ma per Anna in questo “History tour” non c’è spazio. Il libro che si materializza sul palco ad inizio concerto, da cui la vocalist fuoriesce,  ha infatti la data ferma al suo ieri musicale, quello delle “Tutti i brividi del mondo”, che il pubblico canta all’unisono, delle “Donna con te” che fu un  acquisto in corsa per la sua carriera, dopo che il brano fu reputato scarto da Patty Pravo e che con la Oxa si è invece appeso alle pareti dei ricordi degli italiani, come un quadro di un bel paesaggio sereno. Visibilio in sala per “E’tutto un attimo”, per “Storie”, per la ritrovata “Un pagliaccio azzurro” e per “Senza pietà”, su cui Anna si scatena, così come per i lavori di Fossati a lei destinati, paradossalmente il primo “Un’emozione da poco” e l’ultimo “Tutto l’amore intorno”, da quel “Proxima” capito commercialmente a metà. Poche parole e tanta musica, quasi due ore e mezza,  per un pubblico molto variegato, con alta percentuale omosex che il divismo in sé ha sempre richiamato ed Anna Oxa è diva, forse l’unica, tra le cantanti degli anni 80, che ha saputo cambiare varie volte stile e pelle, a proprio rischio e pericolo, ma anche look, distruggendo e ricostruendo di continuo, ora mora, ora bionda, prima strega, poi aliena, femme fatale con tanto di zone pubiche in bella vista ( storiche le sue tute a Sanremo 1985 che lasciavano poco spazio all’immaginazione) o maschiaccio dal taglio corto e sbarazzino.

Qualcuno dal pubblico le grida che Sanremo senza di lei non serve, altri che è lei la storia; noi non si esagererebbe tanto. Ci si limiterebbe a riconoscere però all’artista, con tanto di giustizia di merito, che il suo essere mai uguale, mai catalogabile per davvero e mai doma, musicalmente parlando, l’ha resa apprezzabile ancor oggi, terreno fertile su cui può ancora nascere albero dal frutto buono e dopo oltre tre decadi davvero non è poco.

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