Marco Mengoni pronto a correre ma di sicuro non più solo…nel bene e nel male – La recensione di Fabio Fiume

Marco Mengoni #prontoacorrere
Marco Mengoni #prontoacorrere

Ci sono voluti due anni ed un cambio completo del team di produzione per permettere a Marco Mengoni, probabilmente il più talentoso di tutti i talentosi venuti fuori da un talent, di approdare per la terza volta alla pubblicazione di un album; due anni trascorsi tra la crisi di scrittura, dopo la deludente prova commerciale data con “Solo 2.0”, che eppure era album affatto male, variegato ed in alcuni casi addirittura osante, cosa questa non troppo comune ai giovani artisti di provenienza televisiva. E’ un dato di fatto però che se dopo un doppio disco di platino ( “Re matto” del 2010 ) raccogli a malapena un disco d’oro, che vale appena un quarto delle copie vendute, qualche domanda te la devi pur fare e la risposta non può esser certo la disaffezione di un pubblico che invece dalle visualizzazioni su youtube, alle presenze nei live, fino alle amicizie social era andato sempre crescendo. E’ che in “Solo 2.0” Marco aveva provato ad esprimersi in maniera molto indiretta, in alcuni casi persino aulica, poco tangibile e senz’altro meno che mai comune al modo di parlare e di intendere la musica della maggior parte dei suoi fans, rimasti così ancorati più al primo lavoro che al suo successore. Così rimboccandosi le maniche, lasciando la metropoli e tornando alla vita del suo paese natale, Ronciglione, Marco ha potuto rendersi conto che seppur come cantante è un portento pronto a cantare la qualunque, come autore e semplificatore di messaggi ha ancora tanto da imparare; e nell’umiltà artistica, perchè come persona tutto ci sembra, a dire il vero, fuorché poco umile, si è così rivolto ad uno dei principi della produzione italiana, ovvero Michele Canova Iorfida, uno che per dirla a mo’ di blasone, lavora con Jovanotti, Tiziano Ferro e pare ( per il momento è un rumore ) stia mettendo le mani anche sul ritorno artistico di Alessandra Amoroso. Il risultato è #Prontoacorrere” e mai titolo sembrò più profetico. Con esso Mengoni ha iniziato sbancando il Festival di Sanremo, dove ha stravinto già convincendo la commissione, un filo refrattaria verso gli ex talent,  a selezionarlo e poi vincendo a man bassa non solo grazie al televoto, ma alla spinta emotiva che arrivava persino dalle mummie che in genere popolano l’Ariston, nella settimana in cui a Sanremo vengono messe a prender un po’ d’aria. La corsa è continuata con il triplo platino della vincente “L’essenziale” ( quasi 100.000 copie ) ed il numero 1 conquistato dall’album che si è preso pure lo sfizio di spodestare un mito dell’italica canzone come Renato Zero, dopo appena una settimana di regno.

Il lavoro come detto poc’anzi è meno azzardato del precedente e mostra diverse aperture al mainstream più semplice, pur mantenendo qualitativamente alta la stesura degli arrangiamenti. Diverse le collaborazioni, dall’inaspettato Mark Owen ( il nanerottolo dei Take that… e lo sappiamo, ma a quell’altro lo chiamano sempre “cicciobomba”, pareggiamo i conti no? ) che ha donato al nostro proprio la title track, adattata nel testo da Mengoni stesso, insieme ad Ermal Meta, che sciolti i La fame di Camilla, sembra diventato un autore ricercatissimo; buon per lui. Buona decisamente la composizione di Cesare Cremonini, quella “La valle dei re” che ci immagineremmo tranquillamente interpretata anche da lui e dalle sue e aperte e sguaiate, sicuramente una spanna sopra “Bellissimo”, scritta dalla poco inedita coppia Pacifico/Nannini, che eppur in disco guadagna punti rispetto alla scarsa resa sanremese. Roberto Casalino si conferma Re Mida per gli interpreti di nuova generazione, sua infatti “L’essenziale”, che proprio come titolo recita, davvero non aveva bisogno di altro per conquistare chi l’ascolta. Ci verrebbe allora da chiedere al talentoso autore, se per caso avesse qualche bella cosa da donare a Tony Maiello, giacché in questo disco è presente anche una riuscita “Avessi un altro modo”, che scritta da Pier Cortese, era stata presentata al “Sanremo morandiano” dall’occhio penetrante di Castellammare di Stabia ed inspiegabilmente bocciata, quando il Maiello veniva dalla vittoria dei giovani e quindi come consuetudine…. Si da il caso che noi quel provino lo si è ascoltato ed il brano, bello nella versione di Mengoni, lo era forse ancor di più in quella di Maiello, forse più dentro all’umore ed alla tonalità del pezzo che per Mengoni pare un filo cauto. Mistero. Merito a Marco poi di aver “mengonizzato” Ivano Fossati nella valente “Spari nel deserto”, perchè un interprete deve fare soprattutto quello, personalizzare le composizioni di autori che in genere sono piuttosto marcanti. E quanto è in forma Marco in un brano elettronico come “Una parola”, audace, tiratissimo ed il migliore dell’intero lavoro?  Insomma Mengoni ed il suo fare artistico ci piacciono, anche se andando forse contro la corrente delle fans urlanti, a noi piaceva tanto anche prima; anzi in “#Pronto a correre” a dirla tutta,  un brano bello ed originale come “Solo” manca. Peccato!
Sette… comunque.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. remis75 ha detto:

    Concordo su molte cose, però che il pezzo ‘Avessi un altro modo’ fosse migliore interpretato ma Maiello proprio no. L’ho ascoltato e penso che è proprio in un pezzo come questo che Mengoni fa la differenza, tirando fuori dei bassi bellissimi. Cantato da Maiello sembra quasi un pezzo neomelodico, stentavo a riconoscerlo.

  2. Cristina ha detto:

    No pensaba ver un articulo asi aqui ,en cambio estoy
    realmente sorprendido con el de hoy

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