Sulle labbra e nel pensiero: in 4 cd esce tutto il meglio di Riccardo Cocciante

Riccardo Cocciante foto di Michel Figuet
Riccardo Cocciante foto di Michel Figuet

Martedì 28 maggio uscirà “Sulle labbra e nel pensiero” (Sony Music), la prima raccolta completa in 4 Cd di Riccardo Cocciante, con i brani che più hanno segnato la sua straordinaria carriera, in vendita nei negozi di dischi e in digital download.

“Sulle labbra e nel pensiero” si compone di 3 dischi (“L’alba di un nuovo giorno”, “Io rinascerò” e “L’attimo presente”) che raccolgono in ordine cronologico di pubblicazione 55 canzoni tra le più belle di Riccardo Cocciante, per la prima volta selezionate personalmente dall’artista, a cui si aggiunge 1 Bonus Cd (“Memory Lane”) con 14 brani tra rarità, cover, colonne sonore di film e le canzoni dei suoi spettacoli musicali più famosi, per la prima volta incise “voce e pianoforte” dal poliedrico artista.

Tra i brani inclusi nella raccolta grandi successi, duetti e vere chicche: daBella senz’animaaQuando finisce un amore”, da “Margheritaa “Io Canto”, daCervo a primaveraaCeleste nostalgia”, daQuestione di feeling” (con Mina) aSe stiamo insieme”, daE mi arriva il mare” (con Paola Turci) aSulla tua pelle” (con Mietta), daMichelle” (dal film All This and World War II) aDown Memory Lane” (dal film Roma Bene), daLuna” (da Notre-Dame de Paris) aVerona” (da Giulietta e Romeo), e a tanti altri.

Leggi la Scheda dell’Album:

cocciante cover album

Una delle chiavi essenziali per aiutarci a comprendere e collocare la figura di Riccardo Cocciante nel panorama della musica contemporanea e senza dubbio il suo cosmopolitismo. Il successo planetario di Notre-Dame de Paris ha portato all’attenzione del mondo ciò di cui molti non erano a conoscenza. E cioè che per Cocciante potessero comporsi più vite artistiche, suggellate dalle differenti uscite discografiche dei singoli Paesi, non includenti, come verrebbe da dedurre, solo traduzioni, ma stralci consistenti di repertorio autoctono. E in fondo anche Sulle labbra e nel pensiero, che raccoglie 70 brani scelti fra i più significativi dell’artista, e un best of che, proiettato nella dimensione internazionale di Cocciante, risulta essere circoscritto in quanto fortemente orientato alla produzione italiana. Dei quattro cd che compongono il cofanetto, i primi tre viaggiano sulla linea del tempo, sostando su brani rappresentativi dell’evoluzione storicoartistica del cantautore: ci sono i grandi successi, che hanno fatto la storia “ufficiale” di Cocciante, ci sono anche altri brani, che pur soffrendo la notorietà dei primi hanno contribuito in eguale misura a determinarne i caratteri evolutivi. Il quarto Cd si discosta dai precedenti. È un vero e proprio cadeau, di cui parleremo più avanti.

L’ALBA DI UN NUOVO GIORNO (Cd1)

E l’inizio. E l’inizio è nel 33 giri Mu (1972), ambizioso concept-album che risente delle atmosfere progressive di quel periodo, sia nelle musiche sia nell’ambientazione, ora rocksinfonica ora aleatoria e allucinata, in cui le stesse musiche si infilano. Un album che abbozza i tratti del Cocciante che impareremo a conoscere: la voce già roca ed esuberante che irrompe e che attira su di sé il pathos del brano in Coltivò tutte le valli, e poi il canto che si fa più sottile e sommesso, prima, e più deciso sulle note acute, poi, senza mai smarrire il controllo dell’emissione e dell’intonazione, in Uomo. Poesia (1973) e la title-track del secondo long-playing di Cocciante: diverrà uno dei suoi classici. Bella senz’anima (sulla quale ogni parola appare qui superflua), Lucia, L’odore del pane, Quando finisce un amore appartengono al successivo lavoro, Anima (1974), al cui arrangiamento collabora Ennio Morricone. L’alba (1975) consolida i caratteri della composizione di Cocciante di quel periodo: andamento strofico, ripetizione della melodia sull’ottava alta, divisione della melodia in frasi e semifrasi staccate, sviluppo del discorso affidandosi, anche, alle frequenti modulazioni e ad inarrestabili crescendo di grande impatto, impiego del pianoforte. Completano la selezione dall’album Era già tutto previsto e Il Tagliacarte. Concerto per Margherita (1976) e Primavera, sintesi fra acustica ed elettronica nel segno del sinfonismo, e Quando si vuole bene, manifesto del romanticismo cocciantiano (non a caso darà il nome al doppio live del 1986), ed è naturalmente Margherita, punto più alto sino a quel punto raggiunto dalla melodia cocciantiana: fili lunghi di note stesi per tutta la loro lunghezza a formare archi sul pentagramma e un fraseggio dall’andamento rallentato che sembra non avere mai fine, con la cadenza che si fa attendere per molte, molte battute. Infine un testo, scritto dal fido Luberti, scolpito ancor’ oggi nella mente di tutti, ripetuto per intero nell’esecuzione corale a cappella che segue ormai da anni quella canonica. A mano a mano, Storie, Notturno e La lunga strada rappresentano poco meno della metà di un LP fra i meno conosciuti, Riccardo Cocciante (1978). Eppure è proprio in questo disco che si ha la sensazione che Cocciante possa cimentarsi con qualcosa che travalichi il concetto stesso di canzone. Il primo cd termina con due canzoni dall’albumé Io canto (1979), primo tentativo di svincolarsi dalla produzione musicale antecedente e di aprirsi a uno stile rinnovato. Io canto è un pezzo da juke-box e da iTunes, e la sua seconda vita nella fortunata cover di Laura Pausini non ha fatto che avvalorare questa sua speciale attitudine; Il treno chiude il compact e, idealmente, gli anni Settanta.

IO RINASCERÒ(Cd2)

E il grido della title-track di Cervo a Primavera (1981), disco del cambiamento e della sorpresa, che segna l’inizio della collaborazione con Mogol. Una sterzata anticipata dal disco precedente e completata con un prodotto di rottura, le cui contaminazioni con generi lontani (si va dal synth pop al blues al country al rock sperimentale) sorprendono critica e pubblico. Dello stesso album le tracce Tu sei il mio amico carissimo e Non è stato per caso. Celeste nostalgia, traino ufficiale dell’album Cocciante (1982), porta con sé almeno altri due brai forti che diverranno evergreen, Un nuovo amico e In bicicletta, è un Cocciante che lascia le arditezze del disco precedente e ritorna a uno stile intessuto di sprazzi motivici suggeriti dall’ispirazione pura. Un buco del cuore e È passata una nuvola completano la selezione. Con Sincerità (1983), terzo album in tre anni (senza contare la coeva produzione francese) si chiude la trilogie du changement, che consegna un Riccardo Cocciante totalmente rinnovato nel linguaggio e nella forma. L’album esce in tutto il mondo in quattro lingue diverse. Un lavoro dalla veste pop-rock, che oggi definiremmo “globale”. E Sincerità è la canzone che incarna al meglio questa globalità: un veloce e regolare alternarsi di una strofa breve e tensiva e di un ritornello in antitesi, un ostinato ritmico eseguito dal sintetizzatore programmato, l’estrema linearità delle melodie create per le due sezioni, la ripetizione di entrambe per quattro volte, una base strumentale ordinaria, un testo alquanto decifrabile. Sulla terra io e lei, dalla struttura armonica interessante, è il secondo brano dell’album scelto. Il mare dei papaveri (1985) è un disco ricco di aperture poetiche, di sentimenti, sullo scenario di una natura panica, contemplativa, con scorci figurativi di straordinaria seduzione. Nel ricordo della gente e soprattutto Questione di feeling, duetto canoro Cocciante-Mina eretto a modello di simbiosi espressiva totale, la cui popolarità e freschezza è tuttora rimasta intatta. La title-track, una delle massime espressioni dell’incontro fra Mogol e Cocciante, Due e Marylin completano la selezione. La grande avventura (1987), disco di sintesi fra classica e rock, si nutre dell’apporto nei testi di Lucio Dalla e di Enrico Ruggeri. Con Ruggeri Cocciante scrive Il funambolo e Indocina, fra ricordi, percezioni, odori, sapori, colori sbiaditi dal tempo in un mesto ritorno alle radici. Il vero amore e La grande avventura sono le altre due tracce dell’album.

L’ATTIMO PRESENTE(Cd3)

Ci introduce al Cocciante degli anni Novanta e a uno stile più maturo, improntato a quel “classicismo modernizzato” che connoterà la sua opera nel ventennio successivo. La vittoria al Festival di Sanremo genera l’ennesimo classico, Se stiamo insieme, frutto di pura ispirazione, dalla strofa metricamente complessa e dal ritornello disteso e popolare, e con esso il relativo album, Cocciante (1991), che contiene anche Vivi la tua vita (dedicata al figlio David da poco nato), Jimi suona (ricordando un mito e una passione giovanile di Cocciante), E mi arriva il mare (con Paola Turci). La frequentazione di Cocciante con alcuni dei principali autori della canzone italiana e francese porta alla realizzazione, nello stesso anno, di tre album: uno in Francia, uno in Spagna e uno in Italia. In Italia il titolo è Eventi e mutamenti (1993): non c’è il brano “radiogenico” ma c’è molto altro, fra cui i tre ascolti qui proposti: La testa piena, Amarsi come prima e il realismo linguistico-celebrativo di La nostra lingua italiana. Un uomo felice (1994) vede nei duetti il suo marchio di fabbrica: fra di essi Amore (con Mina) e Sulla tua pelle (con Mietta). Due i brani solistici: Un uomo felice, con Riccardo, all’inizio, al piano, come non accadeva da tempo, e Sopra un preludio di Bach. Per lei è l’unica presenza tratta dall’album Il mio nome è Riccardo (1994). Si tratta di un brano che conoscerà un successo mondiale, interpretato da numerosi artisti in molte lingue. È un Cocciante penetrante quello di Innamorato 1997), che recupera a sorpresa alcuni moduli del decennio Settanta inserendoli dentro stanze sonore arredate in stile moderno. L’epica L’attimo presente, il singolo di lancio Ti amo ancora di più, l’eccentrica Ti scorderò, ti scorderò e Grande la città, ultimo pezzo scritto insieme a Mogol, sono le quattro canzoni proposte. A chiusura dei 3 cd, l’ultimo disco di inediti, Songs (2005), monumento quadrilingue la cui traccia principale da il nome a questa consistente raccolta. Scritta con Panella, Sulle labbra e nel pensiero e una canzone in cui parole e musica sgorgano voluminose, innescate da un Cocciante elettrizzante, audace condottiero di un’esaltazione collettiva. La melodia torna a guidare, scortata da una massa strumentale che si fa via via sempre più enorme, mentre Panella gioca con le parole. Del duo Cocciante-Panella anche Tu Italia, ultimo ascolto del Cd3.

MEMORY LANE (Cd4)

È la vera sorpresa del cofanetto. Inediti, introvabili, versioni rare, provini: un Cocciante non a tutti noto, nuovo o remoto non importa, e un tema dominante nella prima parte, “Cocciante e il cinema”, rivelatore di un rapporto su cui forse non ci si è troppo soffermati ma che è tutt’altro che assente nella vita artistica del cantautore. Down Memory Lanee Rhythmsono le due vere gemme del cd. Si è nel 1971, e tra canzone d’autore, avanguardie, idealismi, ideologie e raduni, tra tendenze sempre meno beat e sempre più pop, si fa spazio un giovanissimo Riccardo Cocciante, chiamato ad interpretare alcuni brani della soundtrack del film Roma Bene di Carlo Lizzani, composta da Luis Enriquez Bacalov. Un’occasione per mettere la testa fuori dal guscio e per entrare in confidenza con musicisti e produttori che poi lo affiancheranno nei lavori a seguire. Di queste “primitive” esecuzioni colpisce all’istante la voce, straordinariamente densa, profonda, ricca di armonici, valorizzata nella circostanza dalla pregevole orchestrazione hard-prog creata da Bacalov. E pur nell’estemporaneità di un’esecuzione giovanile, i brani rivelano da subito il carattere dell’interprete e la sua facilità a mantenere alta a tensione. La traccia successiva, Michelle(1976), merita un approfondimento storico. Il produttore americano Lou Reizner invita Cocciante – unico artista di lingua non inglese – a dare il suo contributo alla pellicola documentaria All This and World War II. La Colonna sonora è composta da cover dei Beatles realizzate da grandi artisti. L’album che ne scaturisce dà la dimensione del progetto: con Cocciante appaiono Elton John, Peter Gabriel, Tina Turner, Bryan Ferry, i Bee Gees, Rod Stewart. Accompagnato dalla London Symphony Orchestra, Cocciante esegue Michelle e la fa sua. Approfittando di un’orchestrazione sontuosa, handeliana, a tratti straripante, che dilata a dismisura i temi originali, Cocciante alza il level della voce mettendosi al fianco di corni, trombe e tromboni. Appare lontanissima la Michelle dei Beatles. Ma è anche per questo che l’esecuzione impressiona. Poesiaè fra le canzoni più apprezzate dai colleghi del cantautore. Si ricordano nel tempo importanti versioni su disco e live, anche molto diverse fra loro nell’impostazione stilistica. Qui è lo stesso Cocciante ad essere chiamato a reinterpretare il suo pezzo, invitato nel 1994 da Giovanni Tommaso, in un disco tributo alla canzone d’autore italiana, Strane stelle strane (1995). Ron, Antonacci, Dalla, Morandi, Paoli, Mango, Mannoia, Gilberto Gil e Cocciante rispondono all’appello, rileggendo i loro classici alla maniera del quintetto di Tommaso. “Cocciante e il cinema”, ancora. Sui titoli di testa del film francese del 1987 Tandem, di Patrice Leconte, si fa strada il suono di un pianoforte e la voce di Cocciante che intona, in italiano, la canzone Il mio rifugio. Un lento spostamento della macchina da presa verso un freddo asfalto autostradale contornato da uno spoglio paesaggio autunnale senza tempo e il primo dei tanti quadri commentati dalla canzone di Cocciante, leit-motiv del film fino ai titoli di coda. Registrato dal vivo nel marzo del 1981, il Q-concert di Cocciante, Rino Gaetano e New Perigeo dà modo di conservare un’importante testimonianza di un evento che conserva caratteri di unicità nel percorso musicale di Cocciante. I pezzi forte dell’EP sono le rivisitazioni “alla Gaetano” di A mano a mano e “alla Cocciante” di Aida. Cocciante si appropria della melodia e parte a cappella, sottovoce, facendosi largo fra gli applausi, seguito a distanza dagli strumenti che lentamente prendono il loro posto, indirizzati da una batteria che dalla marcia volge al rock. Ben presto Cocciante aggredisce il brano, rispetto all’originale di Gaetano il tempo è quasi raddoppiato, e il lento blues di Gaetano diventa un rock tagliente, raddolcito sul finale dal synth che esegue un frammento della marcia trionfale. Nel 1999 Cocciante viene contattato dalla produzione di Astérix et Obélix contre César, film francese con interpreti di riguardo fra cui Depardieu e Benigni, con la regia di Claude Zidi. Cocciante accompagna i titoli di coda con Lei non vede me, esibendo un timbro per lui quasi innaturale, che si affievolisce invece che irrobustirsi sulle note acute, accompagnato da uno strano mélange sonoro medioevale-romantico, con la presenza della London Symphony Orchestra e di strumenti oggi dimenticati, come il cromorno, o destinati ad un uso prevalentemente ludico, come il tin whistle. Le cinque tracce che seguono sono un omaggio di Cocciante alle sue due grandi opere popolari (come ama definirle lo stesso Cocciante). Si inizia con Notre-Dame de Paris, di cui non vi sono più aggettivi per definirne la portata planetaria. E allora si torna alle origini, alle versioni canto e pianoforte, per restituirci quelle melodie e quelle armonie così come sono nate, nella loro toccante nudità, sfiorate e aggredite nel loro svolgersi ora elegiaco ora violento. La scelta è caduta su Luna, il canto del poeta Gringoire, e su Dio, ma quanto è ingiusto il mondo, il triste lamento di Quasimodo dentro il moto lento, metricamente regolare, della musica, che si sposa a meraviglia con gli ottonari del testo in questa che, lo sappiamo, è la versione italiana di un’opera nata in lingua francese. È concepita in Italia, invece, Giulietta e Romeo. Cocciante ci fa rivivere il prologo, Verona, su una traccia orchestrale in via di definizione (la versione è un provino eseguito per l’anticipazione live di Cocciante al Colosseo di Roma del 16 settembre 2005). Le parole essenziali di Panella, posizionate a blocchi, innestano un volo orchestrale che apre gli occhi dello spettatore su un qualcosa di nuovo. Mercuzio, in un immaginario proscenio, dipinge il piano artistico degli autori intonando sulla stessa nota un incipit isoritmico di trisillabe piane. Dopo l’ascolto di Io Romeo, si arriva a uno dei capolavori dell’opera, una combinazione di medioevo sacro e profano, di canto gregoriano e canto trobadorico, ma anche di blues, di romanza ottocentesca, di stornello romano, di canzone napoletana. Lembi tenuti insieme da un filato di sconvolgente coerenza per scrivere della morte di chi, rappresentazione dopo rappresentazione, è divenuto l’eroe più acclamato dal pubblico. Com’è leggera la vitacanta Mercuzio/Cocciante, ondeggiando placidamente su un’ottava e mezzo coperta metaforicamente con leggere pennellate di note quasi arpeggiate. Le ultime due tracce (Prologo 2000 e 2000) rappresentano le due parti di un’esperienza irripetibile, l’Hymne à la ville de Lyon, scritto da Cocciante nel 1999 su testo di Jean-Jacques Goldman ed eseguito a Lione alla mezzanotte di inizio millennio. 2000 è un inno particolare, che in poco tempo conquista i Lyonnais per l’apparente semplicità della linea melodica. Dopo il Prologue sinfonico, in cui il tema principale si arricchisce di echi wagneriani e citazioni di Grieg e Dvorak, inizia l’inno vero e proprio. Ad intonarlo, per primo, un gruppo ristretto di bambini i quali, quadrifonicamente, un verso a testa, avvolgono un motivo modale. Piano piano i bambini aumentano di numero, si aggiungono anche gli adulti, tutti a ripetere all’unisono il tema, che acquista sempre più forza, fino al punto culminante, quando agli archi dell’orchestra si uniscono gli ottoni e i timpani. Il brano vive nell’indeterminatezza della modalità, non trovando mai (proprio perché non c’è) il centro tonale, conferendo alla melodia quella vaghezza che, per gli Antichi, era sinonimo di perfezione.

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