Dido, un gradito ritorno – di Fabio Fiume

Dido - Girl who got away
Dido – Girl who got away

Nel mercato musicale contemporaneo è abbastanza raro vedere artisti di fama conclamata fermarsi per un diverso numero di anni, anzi, essendo quasi sempre il successo di una popstar limitato al massimo ad un lustro, al tempo necessario perchè arrivi una più giovane e più al passo con le mode, si tende a battere il ferro finchè caldo, con un disco all’anno o circa. Non è di certo così per la cantante inglese Dido, probabilmente quella di maggior successo a cavallo tra gli anni 90 ed i 00, che rispetto all’ultimo lavoro, il non troppo convincente “Safe trip home”, ha pazientato ben 6 anni per dare alle stampe il nuovo “Girl who got away” . In realtà si potrebbe ingrandire l’effetto comodità guardando a tutta la sua carriera, che discograficamente conteggia 4 lavori in ben 16 anni, la media insomma di uno ogni quattro. Tanta attesa, forse troppa. Riconducendo il tutto a “Girl who got away”, va detto che il disco è stato più volte annunciato negli ultimi due anni, ( e si sarebbero rispettati i canonici 4 dell’artista ) ma poi l’eccessivo perfezionismo della nostra, ha spinto più volte in avanti la data della pubblicazione, fino a quando, a fine anno scorso, non ha iniziato a riecheggiare nell’aire “Let us move on”, brano col featuring di Kendrick Lamar , rilasciato non come singolo ma come semplice anteprima, sorta di: “preparatevi  al ritorno” . Il bit elettropop, quasi trip, seppur suonando molto 90’s , ci riconsegnava una cantante in forma, ancorata al passato, ma non quello vintage, oggi tanto di moda, ma un passato fedele al suo repertorio, quello che l’ha fatta amare. Non si è capita quindi la scelta di non promuovere il pezzo, affidandosi ad un singolo invece ufficiale, quella “No freedom”, troppo molle per portarsi sulle spalle la promozione di un disco intero, soprattutto se questi arriva dopo sei anni di silenzio. Ci dispiace tanto doverlo dire a Dido, ma nei sei anni in cui lei era a casa a fare la moglie e la madre, la musica mondiale al femminile ha visto tra le altre crescere, dettare moda  ed anche morire ( ahi noi ) una come Amy Winehouse ed affermarsi a dismisura,  di pari passo alla sua taglia, una cantante eccellente come Adele; insomma il trono è stato occupato e persino abdicato diverse volte. Tempistiche a parte “Girl who got away” è comunque un lavoro di buona e meticolosa fattura, ma che alterna qualche pezzo di notevole incidenza, come l’attuale singolo “End of night”, ipnotico e con un cantato evanescente, corredato di video di cinematografica bellezza, che ancora ad oggi facciamo fatica a capire, come mai gran parte delle radio non lo abbiano in gloria nelle loro playlist, o azzardi movimentati tipo “Blackbird”  in cui la struttura vocale di Dido non è pienamente a suo agio, rifugiandosi difatti in un inciso melodico. La title track è invece campionario solito e per questo riuscito, ballata intensa, con dolcezza annessa, di cui Dido è portatrice sana, così come la conclusiva “Day before we went to war”, ma nel mezzo si ha la sensazione che ci siano troppi cuscinetti, come a riempire un divano che ha macchie vistose sulla fodera da coprire. Dido resta indubbiamente una cantante sopra la media, particolare e personale, ma la sua carriera per tornare a splendere ha bisogno di maggiore continuità ed i suoi album di qualche pezzo valente in più; le macchie vanno lavate via in tintoria, non basta più coprirle!
Sei=

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