Chiara e gli errori di una discografia frettolosa – di Fabio Fiume

Schermata 2013-02-05 a 21.00.08

Brava, bravissima! Ma a volte è sufficiente? Ascoltando “Un posto nel mondo”, il vero, primo album della trionfatrice di X Factor, Chiara Galiazzo, ci viene da dire proprio di no. Accreditiamo da subito a Chiara una voce bella come poche, perfetta ed al contempo non vuota, come certe voci tecniche sanno essere, ma sana portatrice di emozioni grazie ad alcune inflessioni naturali, che tutto sono fuorché vezzi o ghirigori. E per il suo disco di debutto le premesse sembravano esserci tutte, grazie agli autori, tutti a fare a gara perché questa vincitrice annunciata ma meritevole, fregiasse da subito il suo repertorio con le loro firme. Giù allora Zampaglione, Neffa, Mannoia, Bungaro, l’ovvio Ramazzotti (suo il pezzo della finale del talent), l’ultimamente immancabile Ermal Meta (ma Camba/Coro come mai no?) e Francesco Bianconi che pur si dissocia con un miserrimo: “ah si, quella canzone? L’avevo scritta e lasciata lì. Poi mi hanno detto dopo tempo che c’era questa ragazza che voleva cantarla“. Ma le promesse diventano presto illusioni, perché si ha subito la sensazione che “Un posto nel mondo” sia un disco affrettato, prendendo il meno peggio che arrivava, tanto Chiara è capace di elevare tutto. Possibile certo…in parte. Perché se una canzone è brutta, o peggio ancora insignificante, essa diventa una macchia nella carriera di una debuttante e Chiara, talent a parte, non ha ancora dimostrato nulla, considerando che un ottavo posto a Sanremo non è certo il sogno della vita. E come poteva andare oltre con “Il futuro che sarà”?. Un tanghetto vecchio, su cui Chiara non ha dovuto nemmeno sforzarsi di far vedere la bellezza della sua voce, con un finale che ripiega su se stesso, proprio quando ti aspetti che esploda e dia un senso alla “comoda anestesia” cantata nel testo. Ci verrebbe a tal proposito da consigliare meno spocchia al Bianconi, perché questo scarto, questo pezzo lasciato là, come ha detto, è comunque superiore a mezzo ultimo lavoro dei Baustelle, ed il che è dire! Neffa di certo non ha prodotto la sua cosa migliore con “Cuore nero”, mentre Zampaglione ha smesso di azzeccare pezzi per lui da 10 anni, come si poteva pretendere che cosa buona la desse a Chiara? Si salva la Mannoia che però non scrive, ma traduce e duetta la nenia brasiliana “Mille passi” in cui vi è gran pathos. Il resto? Riempitivi, tanto che il brano migliore del disco finisce con l’essere proprio “Due respiri” di Ramazzotti, cioè la partenza. Attenta quindi Chiara, che il passo tra fare la cantante professionista come sogni sicuramente e finire a fare le ospitate in trasmissioni agèe è proprio breve. Ci sono tante cantanti che possono confermarlo ed anche nel loro percorso c’era un disco pressoché inutile come questo.
Quattro

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