Io e l’Adalgisa ovvero lo strano caso di “Uno strano caso per il commissario Calligaris”

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Io e l’Adalgisa non siamo proprio due gocce d’acqua, però ci somigliamo abbastanza, così come Rivorosso Umbro, posto che non esiste, somiglia parecchio ad Orvieto. La fantasia mescola e confonde ricordi, particolari, caratteri e fisionomie fino a creare un magma incandescente che prende forma nei personaggi di un romanzo. L’Adalgisa comunque, dopo aver assunto le fattezze – se vuoi discutibili – che ha, mi ha portato un bel po’ di fortuna ed io vado davvero orgogliosa del mio commissario donna urticante ma curativa come l’ortica,  profumata ma spinosa come una rosa. Adalgisa mi ha consentito di vincere inaspettatamente un grande concorso e di approdare sugli scaffali delle librerie di tutta Italia e degli stand del Salone del Libro, grazie anche alla fiducia che hanno riposto in me Giulia Migneco e la redazione de Ilmiolibro.it,  Alessandra Minervini e la Scuola Holden, la editor Alessandra Penna e la Newton Compton. Oggi Adalgisa e “Uno strano caso per il commissario Calligaris”  viaggia da sola nelle classifiche e nei negozi di libri e spero che tanta gente impari ad amarla, così come hanno fatto le persone che hanno scritto alcune recensioni che vorrei riproporvi qui di seguito.

Grazie a tutti di cuore e a presto con una nuova avventura di Adalgisa!

Recensioni:

Alessandra Minervini  –Scuola Holden –  recensione del 2011 quando il romanzo era ancora sul sito de Ilmiolibro.it con il titolo “La Rosa e l’Ortica

“Da dietro il tavolinetto di formica verde, emerse una figura vestita di marrone, un parallelepipedo basso, con una capigliatura corvina, riccioluta ed asimmetrica, ampiamente distribuita attorno ad una faccia rosata, trapunta da due occhi tondi e neri, da due narici da maiale e da una boccuccia a cuore, unico particolare aggraziato e armonico in quel disastro di adolescente obesa che rispondeva al nome di Adalgisa Calligaris.”

Parafrasando J. D Salinger, vorresti che Alessandra Carnevali, al suo esordio narrativo, fosse tua amica per la pelle e poterla chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Perché sa come si racconta una storia e perché ha creato Adalgisa Calligaris, la protagonista di questo romanzo. Un buon motivo per esserle grati.

Adalgisa Calligaris è un commissario di polizia che dopo diversi anni trascorsi a lavorare a Napoli decide di tornare a Rivorosso Umbro dove è nata e da dove è scappata appena ventenne. Rivorosso è meno di un paese, è una contrada: “negli ultimi mesi c’era stato solo un delitto per una lite tra vicini”. Un posto privo di stimoli per una donna energica e determinata come Adalgisa. Ma il misterioso omicidio di una donna straniera darà vita a una serie di intrighi e giri loschi che trasformeranno Rivorosso in una Peyton Place nostrana.

Tutto il romanzo ruota intorno a due scenari. Il primo è il commissariato di polizia dove prende servizio Adalgisa. Un posto animato da una formidabile la carrellata di personaggi che l’autrice costruisce intorno alla protagonista. Il sovrintendente Sergio Fava; l’agente scelto Adamo Ritagli; Rossano Briganti, assistente della Calligaris; l’informatico Angiolo Castoro, mancato stilista; Monica Bellucci, cugina della nota diva con cui condivide solo il nome; l’ispettore Corvo, gigione appassionato di jazz e Carlo Petri, il medico legale: l’amore impossibile della travagliata adolescenza di Adalgisa.
Il secondo scenario è un centro benessere, frequentato da personaggi del trash-set contemporaneo, che si chiama appunto “La rosa e l’ortica”, nome non casuale: “il cuore di una rosa è nascosto dentro suo perfetto bocciolo centrale, quindi contiene mistero”. Ogni cosa bella e perfetta può nascondere un segreto, anche spaventoso; l’ortica ne è l’esatto opposto: “contiene un segreto non visibile subito: anche in evidente malvagità può esserci grande virtù nascosta.”

La rosa e l’ortica è un romanzo scritto con gioia e questa è la principale sensazione che trasmette a chi lo legge,al di là del genere (il giallo) a cui appartiene. Una lettura piacevole che sa calibrare una sana (auto)ironia con la feroce barbarie umana che, ogni giorno, ci costringe a non fermarci mai all’apparenza.

 

 

Gli Amanti dei Libri (recensione di Marco Cattaneo)

Non esistono mestieri più pericolosi di altri e non esiste prudenza che ti metta completamente al riparo dai rischi. Nella vita, a ben vedere, tutto è nelle mani del destino” (p. 71). Siamo a Rivorosso Umbro, piccolo paesino nel cuore dell’Italia che probabilmente vanta più galline che persone. Il commissario Adalgisa Calligaris si prende un anno sabbatico lontano dai crimini organizzati, che l’hanno vista protagonista nei suoi anni di splendida carriera, tornando nel suo paese natio e speranzosa di dover correre dietro a qualche ladruncolo di campagna e a qualche cacciatore poco sveglio. Ed invece dopo poco tempo dal suo insediamento nel commissariato del paese, si imbatterà in una serie di omicidi in rapida sequenza, tutti legati alla beauty-farm La Rosa e l’Ortica, gestita da un tizio che si fa spacciare per indiano. Adalgisa si troverà immersa in un rompicapo degno della sua intelligenza e scaltrezza, che la vedrà confrontarsi con l’idraulico del paese, l’amante, la moglie, il gioielliere, e tutti gli ospiti della “clinica privata”, con il solo obiettivo di mettere fine a questa tremenda serie di omicidi il prima possibile. “Era giunta l’ora di tirare le somme e dare un nome e un volto al colpevole di quei delitti, perché secondo la Calligaris di un solo colpevole si trattava” (p. 217)     Non il classico giallo all’italiana, ma degno delle migliori puntate della Signora in giallo o dei romanzi di Agatha Christie. Romanzo divertente e intrigante. Il ritmo parte un po’ lento, tanto che bisogna aspettare quasi il 9° capitolo per vedere “l’azione”, ma poi si fa incalzante fino alla fine, grazie ad una serie di dialoghi secchi, senza troppe descrizioni. Se si potesse trasformarlo in film, si potrebbe ispirare alla commedia “Signori, il delitto è servito” di Lynn del 1985.

Marco Sciarra 

Sebbene io sia uno che leggiucchia, confesso di non essere un divoratore di romanzi, men che meno gialli.
Nonostante questo, ho davvero goduto della lettura di “Uno strano caso per il commissario Calligaris” di Alessandra Carnevalii, a cominciare dalla descrizione di quel portento di Adalgisa che, partita come un bastardino umbro, irrompe sulla scena come un mastino napoletano.
Sapiente il dosaggio narrativo, stupefacenti le descrizioni, anche umane, e sconvolgenti alcune coincidenze, del tutto casuali, che hanno portato la mia mente perversa a volare al Cinema Palazzo, al mercato del giovedì e del sabato, alla drogheria Gli Svizzeri e a tanti personaggi a cui mi sono divertito ad affibbiare un corrispettivo orvietano, dettato, beninteso, solo dal fatto che l’autrice sia una mia conterranea e che i nostri cuccioli condividano la stessa classe alla scuola Pinturicchio, ops, Signorelli, dove bene o male siamo passati tutti, chi più figo, chi più nerd come Adalgisa Calligaris (e il sottoscritto).
La vita di provincia che si incontra con quella di vip alla ricerca di una pausa “slow” sconvolge le carte della tranquilla vita di Rivorosso Umbro, mettendoci di fronte, con non poche chicche degne di essere ricordate come aforismi d’autore, al fatto che, qualsiasi siano le nostre origini e il nostro percorso, comunque siamo esseri umani fatti di debolezze e slanci in avanti, tic divertenti e passioni, non sempre nobilissime.
Un romanzo che si legge piacevolissimamente, con passaggi di assoluta potenza comica e momenti di suspense incredibili, fino ad arrivare all’epilogo, in un gioco di indizi, informazioni e, per citare Cerami, “metonimie narrative” che prima ti portano vicino alla soluzione per poi farti allontanare, e infine colpire nel segno lasciandoti a bocca aperta per un finale i cui elementi fondamentali erano stati disseminati già parecchi capitoli prima.
Niente a che vedere con quei gialletti dal sapore televisivo in cui un personaggio ti viene introdotto quasi all’inizio, per poi essere abbandonato e saltare fuori alla fine come colpevole, pur non essendo mai stato indiziato.
Un gran lavoro di costruzione e scrittura con un arcobaleno di situazioni e climi, in cui i protagonisti, da iniziali macchiette, acquisiscono un ruolo di personaggi definiti, a cui ti affezioni senza scampo, in attesa di poterli ammirare all’opera nella prossima avventura, magari con qualche giornalista locale che, a caccia di scoop, rischia di sconvolgere le indagini (pregusto già la pittoresca descrizione del variopinto panorama dei corrispondenti locali e direttori di testate on line di Rivorosso). Perché diciamocelo, è impossibile non affezionarsi a quel commissariato.
Naturalmente c’è un filo di sesso, non necessariamente etero, una manciata di sogni, spesso infranti, e un bel po’ di sentimenti, a volte bistrattati; ma soprattutto nulla è banale, come l’assassino (o gli assassini?), che non è, ovviamente, il maggiordomo, dato che mi sa tanto che di maggiordomi non c’è nemmeno l’ombra a Orvieto, pardon, Rivorosso Umbro.

Angy

Perché ho amato questo libro? Non sono un’appassionata del genere, eppure la tempra determinata e il carattere ruvido del commissario Calligaris mi hanno conquistata sin da subito. Le descrizioni magistrali, lo stile fluido ed evocativo, un caso tutto particolare da risolvere e un sottile e sagace tratto di ironia che permea tutto il testo sono gli ingredienti che hanno reso questo libro una lettura più che gradevole. Bravissima Alessandra per questo esordio che cattura. Consigliatissimo!

 

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